
Un po’ di storia (in breve).
Il 25 marzo 1605 iniziarono i lavori di costruzione del Sacro Monte e proseguirono nel 1636 quando vennero piantate tre Croci di legno.
Nel 1800, il varesino Carlo Ciotti, esplorando le zone in cerca di selvaggina, arrivato in vetta rimase estasiato dal panorama mozzafiato, così, sul finire del secolo, decise di creare un rifugio chiamato “Albergo Paradiso”, per i turisti che percorrevano quei luoghi.
Agli inizi del 1900, sull’odierno monte Tre Croci (il cui nome), in concomitanza del Giubileo, Ciotti fece collocare tre grandi croci in sostituzione di quelle in legno, presenti sul luogo per ricordare il tragitto percorso da Gesù lungo il calvario. Quella centrale, perfezionata da Ludovico Pogliaghi, era in marmo bianco, alta 12 metri, pesante 300 quintali, appoggiata su un basamento di marmo rosso. L’opera venne inaugurata il 23 settembre del 1900 alla presenza del cardinale Andrea Ferrari.
Nel 1905, si iniziò a progettare la realizzazione della funicolare per il Sacro Monte.
Nel 1907, la neo “Società dei Grandi Alberghi Varesini” acquistò da Carlo Ciotti alcuni appezzamenti di terra sul Campo dei Fiori. Si realizzò quindi un albergo da 30 camere (che poi divenne il ristorante “Belvedere”, vicino alla funicolare del Campo dei Fiori) e il Grand Hotel Campo dei Fiori, di lusso, con 200 camere, che venne inaugurato nel 1912 dall’imprenditore milanese Giulio Moneta.
Il 23 maggio 1974, Monsignor Tarcisio Pigionatti restaurò le tre Croci in cemento armato e, in occasione della Festa dell’Ascensione, inaugurò la via Sacra dedicata alle Forze Armate.
Da allora, ogni 15 di agosto, vengono ricordati i “Caduti senza Croce” sparsi in tutto il mondo.

Una leggenda locale, che fonde insieme culti e tradizioni, si interseca con la storia.
Secoli fa, i boschi che circondavano il Sacro Monte erano l’unico rifugio per eremiti e donne solitarie, spesso definite “selvagge” perché la loro vita al di fuori dei borghi era considerata pericolosa e piena di sacrifici.
In quel periodo, vennero erette le tre croci di cui si è parlato in precedenza, simbolo di preghiera e di fede. L’usanza voleva che ci si ponesse in preghiera ai loro piedi. Un giorno, una fanciulla, che aveva perso la famiglia a causa di un’epidemia, si inginocchiò vicino ad una di esse: si era rifugiata in quei boschi perché, a differenza del borgo dove sarebbe stata giudicata e considerata una “strega”, si sentiva al sicuro. Mentre onorava il divino e la natura, iniziò a ripulire l’area dove la croce sarebbe stata posizionata. Fu allora che una musica celestiale discese sul Monte e sul borgo. Una nube dorata avvolse i boschi, attirando animali e persone dai villaggi circostanti.
L’identità dei musicanti è rimasta un mistero. Alcuni pensano fossero spiriti, altri angeli. La fanciulla, tuttavia, sostenne che fosse l’Universo stesso a cantare, meravigliato dall’amore senza confini. Oggi, in quel luogo, la nostalgia di quella melodia rimane un elemento centrale della tradizione locale.
Paola Elena Ferri