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Inauguro la mia presenza in FUI (o meglio: il mio ritorno) con un articolo dedicato al luogo che mi ospita da sette anni: Varese. Ho scelto di restare qui, lasciando Milano alle mie spalle, per i sentieri ricchi di natura, dove trovo da sempre una grande parte della mia libertà. Per me, che pratico (e insegno) una tecnica di cammino basata sul profondo senso di appartenenza alla natura, questo luogo sta diventando fonte di sempre maggiore crescita ed ispirazione. Un desiderio di conoscenza che spazia dalla terra al cielo; tra un estremo e l’altro, c’è l’essere umano, la sua natura interiore, la mappa della sua anima che lo rende individuo unico, differente l’uno dall’altro.
Il Varesotto (Varese e la sua provincia) è una “terra di misteri”, da decenni al centro dell’attenzione per una lunga serie di avvistamenti di oggetti volanti non identificati (OVNI), meglio noti come UFO. Potrebbe essere considerato come una “zona calda” per l’ufologia italiana, e tra i suoi casi si ricorda un misterioso episodio avvenuto sul confine tra Lombardia e Piemonte.
È l’estate del 1933 (più precisamente: il mese di giugno) quando, secondo alcune ricostruzioni, un velivolo sconosciuto si schianta a Vergiate, nei pressi del Lago Maggiore. L’incidente provoca la morte dei due presunti piloti a bordo e scatena immediatamente l’interesse delle autorità. Si dice che i rottami siano stati trasferiti in gran segreto prima a Sesto Calende, poi nuovamente a Vergiate, sotto la supervisione del regime fascista, che inizialmente sospetta si tratti di un velivolo tedesco. Ad occuparsi della vicenda sarebbe stato un ufficio segreto del regime, noto come Gabinetto RS/33, nel quale avrebbe operato anche il celebre scienziato Guglielmo Marconi. L’accaduto sarebbe stato tenuto nascosto per decenni, fino ad attirare l’interesse di ricercatori ufologici contemporanei.
Anche il mondo scientifico ha cercato di approcciarsi al fenomeno con spirito critico e divulgativo. L’Osservatorio Astronomico di Tradate ha ospitato diverse serate dedicate all’ufologia, con proiezioni video e dibattiti aperti al pubblico. Tra i casi discussi, spicca quello di Abbiate Guazzone, dove sarebbe stato avvistato un oggetto metallico alto circa dieci metri, apparentemente afflitto da problemi meccanici.
Il 24 aprile 1950, Bruno Facchini, un operaio di Tradate (VA), raccontò di aver incontrato un oggetto volante misterioso dopo un temporale. Avvicinatosi per curiosità, riferì di aver visto tre figure umanoidi intente a riparare un disco metallico. Cercando di interagire, fu colpito da un raggio di luce che lo fece cadere. Il velivolo decollò poco dopo, scomparendo nel cielo. Il giorno seguente Facchini avrebbe trovato impronte sul terreno e alcuni frammenti metallici, poi scomparsi. L’uomo riportò sintomi fisici anomali e fu deriso dalla comunità, pentendosi di aver parlato. Il caso, ancora oggi irrisolto, è uno dei più noti nella storia dell’ufologia italiana.
L’area compresa tra il Lago Maggiore e il fiume Ticino, nonché l’intera provincia di Varese, continua tuttora a far parlare di sé per la frequenza con cui vengono segnalati fenomeni inspiegabili nel cielo, teatro di numerosi avvistamenti da parte di cittadini e appassionati di ufologia. Uno degli episodi più recenti risale al giugno 2023, quando un oggetto misterioso sarebbe atterrato all’interno di una cava di ghiaia a Caravate. Il fatto ha attirato l’attenzione dei media locali e delle istituzioni, contribuendo ad alimentare l’aura di mistero che da sempre avvolge la zona.
Tre casi per cominciare ad indagare, senza mai perdere di vista l’essere umano, i suoi universi insondati e insondabili, i suoi confini terreni e le sue potenzialità ancora sconosciute.
Siamo sentieri.