"Era de ciccia". Il soprannaturale e i paradigmi del possibile.
È il 12 aprile del 1947.
Un padre con i suoi tre figlioletti, Isola, Carlo e Gianfranco, perde il treno per Ostia. Il padre, Bruno Cornacchiola, è un avventista, feroce oppositore del Papa e della Chiesa Cattolica. Anni addietro, ha deciso che del primo farà giustizia: quando era a Toledo, ai tempi della guerra civile spagnola, comprò un pugnale su cui incise… “morte al papa”. Lo avrebbe usato, questo il suo intento, per uccidere il Santo Padre appena se ne fosse presentata l’occasione. Quel giorno di aprile, però, successe qualcosa che cambiò il corso futuro degli eventi.
Aveva deciso di condurre i figli al mare così lui avrebbe potuto scrivere, in tutta tranquillità, un discorso contro i dogmi mariani, discorso che avrebbe poi tenuto in una piazza della Capitale.
Ma quando arrivarono alla stazione, il treno era appena partito. Bruno, allora, decise di tornare indietro: conosceva un posticino, alle Tre Fontane (Roma), dove i bambini avrebbero potuto giocare mentre lui, aiutandosi con la Bibbia protestante che portava con sé, avrebbe scritto il sermone.
Arrivati sul posto, precisamente su un pianoro antistante una grotta tufacea, Carlo e Gianfranco cominciarono a giocare con la palla.
La storia è nota: la palla finisce più volte tra i rovi e, a un certo punto, lo stesso Bruno va in cerca di essa dopo che era finita nei cespugli per l’ennesima volta. Ha con sé Carlo, di sette anni, mentre Gianfranco, di quattro e Isola, di dodici, restano sul pianoro.
Ad un certo punto, allarmati perché Gianfranco non rispondeva più ai richiami, Bruno e Carlo risalgono sulla spianata dove trovano il piccolino che, in ginocchio e con le mani giunte, guarda verso la grotta mormorando “…bella Signora… bella Signora…“. Nessuno sa a che gioco stia giocando. Isola, che era andata in cerca di fiori, ad un certo punto volge anch’essa lo sguardo verso la grotta e… subito cade in ginocchio, come Gianfranco, e come questi appare completamente estraniata dal mondo che la circonda. Bruno e Carlo sono allibiti ma pensano ancora che sia un gioco, un gioco strano, un gioco da bambini. Bruno allora si rassegna e con uno scappellotto di incoraggiamento (era un po’ manesco!) invita Carlo ad unirsi allo strano gioco: “a papà, ma io ‘sto gioco non lo conosco” protesta il piccolo ma, appena voltatosi verso la grotta… cade in ginocchio pure lui, perché anche lui vede, in un fulgore di luce che acceca tutto il resto, la…Bella Signora col manto verde, l’abito bianco e una bella fascia rosa. È sospesa a mezz’aria così che i suoi piedi, scalzi, non toccano il blocco di tufo che ha sotto di sé. Anche a Bruno toccherà la sorte dei figli ma, a differenza di essi, lui potrà ascoltare il lungo messaggio della Vergine della Rivelazione (così si qualificherà la Bella Signora), messaggio che poi, a casa, la sera, trascriverà su un quadernetto.
Come tutte le altre apparizioni, anche questa ad un certo punto finisce e la Vergine si allontana… attraversando la parete tufacea della grotta. Carlo, ripresosi dallo stato in cui era, si lancia al suo inseguimento ma urta violentemente contro la parete che la Vergine, invece, ha attraversato scomparendo dietro di essa1.
Ecco… Si potrebbe pensare che la Vergine fosse un ologramma, un’illusione ma il piccolo Gianfranco, argutamente interrogato in Vaticano da alcuni prelati, alla domanda se quella che lui aveva visto era come la statua della madonna che avevano lì accanto, risponde, prontamente, che quella lì, quella che avevano visto loro, “era de ciccia” (era un corpo in “carne ed ossa”).
Chi si occupa di Apparizioni mariane guarda agli aspetti dottrinali delle stesse mentre gli aspetti “non normali” come, appunto, l’attraversamento di un corpo solido, vengono lasciati in secondo piano.
Ma chi è dotato di curiosità per le cose naturali, anche se credente, non può non soffermarsi sugli inusuali aspetti “fisici” delle Apparizioni anzi, essi sono per lui interessanti quanto per un uomo di Chiesa lo sono i messaggi e gli eventuali Segreti che l’Apparizione ha affidato ai veggenti.
Dunque, un qualcosa in carne ed ossa (“era de ciccia“) attraversa una parete di solido materiale vulcanico.
Siamo portati ad accettarlo assieme a tutto il resto dell’Apparizione, anche se, a primo acchito, ciò passa in secondo piano rispetto al messaggio.
Ma l’attraversamento di un corpo solido da parte di un altro che lo è altrettanto, viene descritto anche in altri ambiti.
Gustavo Adolfo Rol, per esempio, è stato un “sensitivo” torinese molto famoso che, davanti a numerosi, qualificati testimoni passava, talvolta, da una stanza all’altra del suo appartamento attraversando il muro che le separava (e la stessa sorte toccava a mazzi di chiavi, fiori e pipe da egli lanciati contro il muro).
Anche i “rapiti” dagli alieni raccontano di aver attraversato le mura di casa e talvolta il “fondo” del mezzo alieno2…
Rol che attraversava il muro “era de ciccia”, come del resto il rapito…3
Dunque se è possibile pensare che qualcosa di “solida materia” scompaia dalla scena delle Tre Fontane attraversando dell’altra materia solida, lo si può accettare anche se il fenomeno avviene nell’abitazione di un distinto signore torinese oppure nella casa di un illustre sconosciuto che abita in un posto qualsiasi dove, però, è apparso un UFO.
Concettualmente è la stessa cosa.
Di Rol si è detto di tutto, persino che ipnotizzasse i molti presenti (cosa impossibile stando ai pareri degli esperti del settore); ma la Vergine, che interesse avrebbe avuto ad uscire di scena con un colpo ad affetto tipo guitto da avanspettacolo!? Se avesse voluto colpire l’immaginazione dei presenti, non Le bastava la sua sola apparizione!?
E chi ha vissuto “viaggi” contro la sua volontà, viaggi dai quali ha ricavato traumi profondi difficilmente guaribili, che interesse avrebbe a mentire davanti agli occhi di un comprensivo professionista (psicologo o psichiatra che sia) che ascolta la sua storia e registra e gestisce la sua corrispondente reazione emozionale!?
In ogni caso, si tratta di eventi impossibili secondo i nostri paradigmi: abbiamo appreso sin da subito, e molto probabilmente alla nascita lo sapevamo già (fisica innata), che dove c’è un corpo non ce ne può essere un altro e che, dunque, sarebbe impossibile per un corpo solido attraversarne un altro!
Noi, però, non siamo degli animali perfetti4, e non lo siamo nemmeno come osservatori: non abbiamo tutto ciò che serve per percepire tutto ciò che c’è fuori di noi e anche la nostra interazione con ciò con cui riusciamo ad interagire non è fedelmente rappresentativa della…realtà5. Anche la nostra scienza (tra l’altro non conclusa) è frutto e figlia di percezioni limitate, quindi ciò che scientificamente abbiamo costruito è frutto di ciò che abbiamo potuto raccogliere del mondo esterno, probabilmente più ampio di ciò che abbiamo potuto inserire nella sfera individuale della nostra specie, cioè nell’universo percettivo di Homo sapiens6.
Per noi, infatti, un elettrone può stare in un punto e in un punto soltanto, non può certo essere diffuso in tutto lo spazio che ha a disposizione! Eppure… se non lo disturbiamo, l’elettrone passa, come un’onda, per tutte le fenditure che gli mettiamo a disposizione (salvo poi “ritornare” a propagarsi come particella se di fenditure ne lasciamo aperta una sola).
E questo fa saltare la nostra logica7… quella basata sulle esperienze quotidiane, sia nostre che degli avi della nostra specie… quella logica e quelle esperienze sulle quali abbiamo costruito i nostri paradigmi ritenendoli, erroneamente, gli unici possibili8.
Noi, infatti, interagiamo con il mondo, qualunque esso sia, come “materia vivente” o, meglio, attraverso la materia vivente.
Dunque, i fenomeni “anomali” (anomali per la nostra esperienza materiale attuale), se accettati ed indagati pur con i limiti che ora abbiamo, ci suggeriscono che qualche paradigma dobbiamo cambiarlo anche se questo significherà mettere in discussione la nostra convinzione di essere gli osservatori migliori, gli unici che, perfetti fra tutti i viventi, dell’universo hanno un’immagine ancora incompleta ma comunque veritiera e fedele.
Cambiare questo paradigma genererà un nuovo shock ontologico, probabilmente il più grande fra tutti quelli storicamente vissuti finora: dovremo ammettere, infatti, che l’Universo (un universo ben diverso da quello di cui finora ci siamo fatti un’idea) contiene molte più cose di quelle che siamo biologicamente adattati a concepire e a percepire, direttamente con i nostri sensi o indirettamente tramite l’ausilio di strumenti che li potenziano.
Sarà un sacrificio, anche per quelli che, muniti di fede religiosa, sono già abituati all’idea dell’esistenza di limiti9 … ma sarà un sacrificio ampiamente ripagato dall’ampliamento dei nostri orizzonti.
Dr. Fiorentino Bevilacqua
- Gaeta, S., Il Veggente, TEA, 2018
- Rapito “Carlos” in Mack, J.E., Rapiti, 1995
- Gli apporti fanno la stessa cosa: si tratta di oggetti solidi che sembrano, in certi casi, attraversare mura e altri oggetti solidi.
- Si faccia riferimento alla Biologia, per dare contenuto a quella che a molti, qui, può apparire come una incredibile affermazione controtendenza.
- La mia posizione non è quella che psicologi, filosofi ecc definiscono realismo ingenuo: le cose osservate preesistono alla loro osservazione e la percezione che ne abbiamo è fedele. Questa non è la mia posizione e non potrebbe essere diversamente vista la mia formazione biologica di base.
- …esattamente come accade alla mosca, alla zecca, al cavallo… come già osservato dal biologo J. von Uexküll.
- …ma richiama fortemente le esperienze degli NDErs, per esempio.
- Di un elettrone sperimentiamo una natura alla volta esattamente come di una scatola vediamo solo la faccia rivolta verso di noi, non l’interno e non quello che c’è dietro di essa. Ma nelle esperienze OBE e NDE, quando ciò che siamo si separa dal suo involucro materiale, di quella scatola “vediamo” contemporaneamente tutte le facce, l’interno e anche quello che c’è dietro di essa, così come descritto da alcuni che queste esperienze le hanno fatte.
- “Timidi sono i ragionamenti dei mortali/ e incerti i nostri pensieri /perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima […] A stento ci raffiguriamo le cose terrene/ e con fatica comprendiamo quelle/ che sono a portata di mano/ ma chi potrà rintracciare le cose celesti? (Sapienza 9, 14-16). [Il grassetto è mio]