Chiesa templare di Fontevivo, un mistero cistercense di Parma

L’abbazia cistercense di San Bernardo di Fontevivo (Parma), nota anche come la “chiesa templare”, viene fondata nel 1142 da dodici monaci, provenienti dalla vicina Chiaravalle della Colomba (Piacenza).

Il terreno viene loro donato dal vescovo di Parma, un tale Lanfranco, e dal marchese Delfino Pallavicino. Devono, però, provvedere a bonificare la zona perché il terreno è ricco di corsi d’acqua e di risorgive (non per niente “Fontevivo” deve l’origine del nome a “Fons vivus”).  

Ma i monaci vanno oltre.

Regolano le acque, dopo aver studiato e sistemato alcuni avvallamenti del terreno con le pendenze giuste, creando una rete di chiuse e canali per l’irrigazione. Ciò permette di rendere fertile il terreno e di coltivarlo a ortaggi, frumento, alberi da frutto ed altro. Ma anche di avere a disposizione erba e fieno per gli allevamenti.

Ora il complesso comprende la chiesa parrocchiale in stile romanico, dedicata a San Bernardo, l’abbazia cistercense con il chiostro e la cosiddetta “Villeggiatura del Collegio dei Nobili”, un edificio costruito nel 1700 per ospitare durante le vacanze gli allievi del Collegio dei Nobili di Parma.

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La chiesa templare

Concentriamoci ora sulla chiesa, la parte più carica di misteri.

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Esternamente nel lato nord, ed in posizione piuttosto rialzata, si ritrova un curioso volto in mattoni che a me ricorda quello di un gatto.

Che cosa significa? Forse ha un valore apotropaico, cioè il suo scopo è di tener lontani gli influssi maligni. Ma se così fosse, appare fuori luogo in un contesto cristiano.      

Invece, nel portale d’ingresso si nota un altro aspetto singolare: un’alternanza di colonne a base quadrata e rettangolare ma che non risulta omogenea nei due lati.

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Come mai? Chissà…

È giunto il momento di entrare nella chiesa templare…

Si nota immediatamente che la struttura è a croce latina e a tre navate, con pilastri sormontati da capitelli in pietra. Girandosi, poi, verso il rosone viene da rammentare la tradizione che racconta di un curioso allineamento astronomico.

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Il 15 agosto di ogni anno, infatti, la luce che vi penetra illumina una lunetta dirimpettaia e dedicata alla Vergine. Mi ricorda il tempio di Luxor in Egitto e le statue di Ramsete…

Osservando, invece, la parte superiore di una delle tante colonne che punteggiano la chiesa si può cogliere un successivo mistero. Si presenta, infatti, quello che sembra un “uomo verde”, cioè una figura antropomorfa abbellita di foglie e rami.

Ricordo che nella tradizione pagana è simbolo di fertilità e della Natura. Cosa ci fa, dunque, in una chiesa cristiana?

Sempre guardando in alto, e passando ad un’altra colonna, si nota seppur a fatica un piccolo volto umano. 

Già… ma qual è il senso della sua presenza, visto che è praticamente invisibile? Ne esiste un secondo nella “Cappella del Santissimo Sacramento” ma probabilmente si tratti di un artefatto moderno.   

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Continuiamo a tenere lo sguardo alzato, ma in un’altra direzione. E ad un occhio attento non sfuggirà il curioso particolare di quelle finestre poste sia dietro all’altare che sul lato sinistro della chiesa (tenendo l’ingresso alle spalle). Sì, perché sono disallineate, nel senso che sono poste ad altezze leggermente diverse.

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Come mai? Forse la mancata precisione è cercata, a significare che la perfezione è solo di competenza divina.   

Il templare

Ma la parte più intrigante della chiesa è la tomba templare di Guido Pallavicino, morto nel 1301 e benefattore dell’abbazia. La lastra tombale, in cui appare con la propria armatura, riporta la seguente dicitura:

MARCHIO SEPULTUS MERITIS EST MARMORE SCULPTUS DET DATOR IPSE BONI REQUIEM PACEMQUE GUIDONI PELLAVICINO PRAENOMINE DE PEREGRINO MCCCI QUI DEDIT ABBATI PARTEM DE CURTE REDALTI”.

Che significa:

Il marchese sta qui sepolto raffigurato nel marmo per i suoi meriti Colui che dona ogni bene dia pace e riposo a Guido Pallavicino della famiglia di Pellegrino morto nel 1301 che donò all’Abate la proprietà della corte di Redalto”.

L’originale della lapide è sistemato verticalmente sul muro (in parte consumato dal calpestio dei secoli scorsi, essendo un tempo posto alla base dell’altare).

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Una copia, invece, è collocata al suo fianco ma nella classica posizione distesa. 

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Osservando l’artefatto, si nota un concentrato di simbolismi esoterici, o almeno di strani simbolismi.

Ad esempio, l’angelo, posto in alto a sinistra, ha il dito puntato verso il soldato. Che abbia lo scopo di ricordargli il Giudizio Divino, al quale neppure lui non potrà sfuggire? Sembra banale…

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Se, poi, guardiamo il pomo dell’elsa, notiamo una curiosa forma lunata. La mezzaluna è il simbolo di mercurio (posto in relazione con la Pietra Filosofale) ma anche del mondo islamico, che i templari combattevano.

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Sicuramente interessante…    

Alla fine della spada, ecco un curioso puntale, il cui ricamo forse serve da talismano.

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Ancora più oscuro è il contenuto dei tre punti posti in diagonale.

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Potrebbero significare una diversa chiave di lettura delle parole scolpite, indicando di scegliere solo le lettere poste, appunto, in obliquo.

In riferimento alla data scolpita, “MCCCI” e cioè “1301”, vi potrebbe essere un’interpretazione complementare, cioè parallela a quella classica e cronologica. Non si esclude, quindi, che il significato sia:

M = milite

CCC = Cristo

I = uno

Allora… “un eletto fra mille, custode del sepolcro di Cristo”.

Ritornando alla figura del templare propriamente detta, sorprende l’assenza della lancia e dello scudo. Ma forse questo non è un mistero. Probabilmente indica che l’uomo poteva permettersi uno scudiero e pure un cavaliere.

Nonostante queste privazioni, Guido rimane pesantemente vestito. C’è da sperare che non combattesse in queste condizioni nel caldo della Terrasanta…             

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