Nei dibattiti sulle esperienze anomale (o esperienze eccezionali, per dirla con gli studiosi anglosassoni), come quelle vissute per esempio da Swedenborg, Pascal, Ramanujan, Mullis, Jung, da vari mistici, santi e un’infinita pletora di illustri sconosciuti, si nota come ci sia chi nega recisamente l’anomalo e chi, invece, lo accetta con estrema facilità.
I primi, quelli che negano, accusano i secondi di avere la tendenza ad accettare l’anomalo (quindi, di fatto, dicono che costoro non sono obiettivi). Così facendo, attribuiscono a se stessi (implicitamente ed arbitrariamente) assenza di pregiudizi e, dunque, obiettività.
Il contrario, però, non avviene: nessuno che sia favorevole all’anomalo accusa gli scettici di avere la tendenza a negarlo.
E invece si potrebbe scientificamente farlo.
Vediamo perché.
Scavando nella vita dei favorevoli si scopre che molti di essi hanno vissuto esperienze anomale, talvolta dimenticate e seppellite nel più profondo dell’inconscio. Niente di strano, dunque, che costoro siano propensi ad accettare tutto ciò che è anomalo o sembra esserlo.
Gli scettici, invece, la tendenza, il bias ad accettare l’anomalo non ce l’hanno ma, anche se non hanno vissuto rimosse esperienze anomale, su quale base dicono che non hanno quello contrario che li porterebbe (come di fatto li porta) a negarlo?
Se si guarda la questione dal punto di vista della neuroetologia (diversamente non si potrebbe fare), la risposta è… su nessuna base: tutti, infatti, abbiamo le motivazioni per negare l’anomalo (quello che va oltre il consueto, contro l’ordinario) proprio perché esso sconvolge le nostre convinzioni profonde e biologicamente rilevanti, innate o acquisite che siano. Quali sono? Eccone alcune: dove c’è un corpo non ce ne può essere un altro, la luce viene dall’altro, un oggetto senza sostegno cade ecc ecc1.
Un soggetto quindi che non abbia mai vissuto esperienze anomale, ha la naturale tendenza a negare tutto ciò che, appunto in quanto anomalo, è in contrasto con le profonde convinzioni che gli derivano dalla sua natura, biologica e materiale2. Dunque, ha dei bias, delle tendenze, delle inclinazioni (a non credere!) anche lui3.
Chi, invece, ha vissuto esperienze strane4, ha una acquisita tendenza ad accettare tutto ciò che è anomalo5 ma, poiché conserva tutta la sua natura biologica, ha anche le originarie, naturali tendenze a negarlo che da questa gli derivano.
Ne deriva che chi accetta l’anomalo, l’eccezionale è, paradossalmente, più equilibrato di chi lo nega, perché chi nega ha solo la tendenza a negare. L’altro, invece, dovendo operare una sintesi tra tendenze opposte, è costretto a confrontarle, a soppesarle, a ragionarci su (ed è anche ricco dell’esperienza anomala personalmente vissuta: lui ‘conosce’, per esperienza diretta, ciò che l’altro ignora completamente. In altre parole è come dire che se uno studia il paranormale ma di esperienze anomale non ne ha mai avute, conosce il fenomeno ma… non sa cos’è6).
Dunque, è più obiettivo (se non eccede) chi accetta e crede.
Un corollario. La posizione di chi nega ritenendo che nessun bias lo spinga a farlo è, dunque, scientificamente infondata tanto che si potrebbe applicare ad essa quanto, a censura di Galileo, fu scritto negli atti del processo del 1616: << Omnes dixerunt dictam propositionem esse stultam et absurdam in philosophia et formaliter hereticam>> (Tutti dicevano che la suddetta proposizione – l’eliocentrismo – era sciocca e assurda in filosofia e formalmente eretica)…a patto, però, di sostituire proposizione con posizione (quella di chi nega attribuendosi obiettività), eretica con non scientifica e precisando che in questo caso, nel caso dei bias dati per mancanti nel campo degli scettici, a dirlo non sono tutti ma la biologia e le neuroscienze.
Dr. Fiorentino Bevilacqua
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- Si confronti Vallortigara, G, Il pulcino di Kant, Adelphi, 2023
- Per la gestione degli effetti di tali esperienze (shock ontologici, crollo di paradigmi ecc) oggi si propone una nuova disciplina: la parapsicologia clinica [Evrard, R. (2022). ‘Parapsicologia clinica’. Psi Encyclopedia . Londra: The Society for Psychical Research. https://psi-encyclopedia.spr.ac.uk/articles/clinical-parapsychology/. Consultato il 7 giugno 2026]
- Potremmo dire che si tratta di qualcosa che richiama alla mente gli idòla tribus di Bacone. Ma non solo… uno Schopenhauer che anticipava di almeno un secolo neuroscienziati e psicologi cognitivi scriveva che… Tutto ciò che è materiale e che perciò viene ritenuto il solido fondamento delle spiegazioni scientifiche, non è altro che qualcosa costruito attraverso il passaggio degli stimoli attraverso i meccanismi di “lavorazione del cervello” a loro volta basati sulle “forme” preesistenti di tempo, spazio e causalità, grazie alle quali questi stimoli vengono organizzati (Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, 1819). Mancando, quindi, di una “forma” relativa all’immateriale (e di organi specifici dedicati alla sua percezione), ecco che tutti i fenomeni che coinvolgono (come essi stessi suggeriscono) enti immateriali (come pure i fenomeni “materiali” che si dipanano con modalità inconsuete, che esulano quindi dai nostri a priori costruiti con la nostra esperienza) ci causano incredulità, imbarazzo e rigetto che a me, Homo sapiens, paiono pure razionali ma che tali non sono. In soldoni: io non conosco il computer (con il quale sto scrivendo) e qualunque altro oggetto materiale, per altra via che non sia quella dei cinque sensi e dell’elaborazione del cervello (altra conoscenza è quella delle esperienze anomale). Dunque: se uno vede il letto e, affianco ad esso, un alieno o qualsiasi altra cosa anomala, come fa a distinguere la percezione “reale” da quella “illusoria”!? Se uno vede la Madonna mente cento altri vedono solo un albero o una cavità nella roccia, chi ha ragione, colui che vede o i cento che non vedono? Sono “reali” entrambe le visioni, gli oggetti, i percetti e il numero maggiore di coloro che percepiscono l’una o l’altra delle due, non è un criterio di oggettività valido che può essere invocato per stabilire la realtà di una visione. Se poi consideriamo che probabilmente il mondo è fatto di interazioni e non di cose che ad esse preesistono, il problema dell’oggettività non si pone neanche: è solo uno dei tanti falsi problemi sui quali ancora ci accapigliamo.
- Tra le quali potrebbero rientrare fenomeni finora ritenuti anomali quali la sensazione di sentirsi osservati, la premonizione ecc (si veda Sheldrake, R, La mente estesa, Feltrinelli, 2018)
- Si può obiettare che può accadere anche il contrario: l’esperienza sconvolgente porta ad una sua rimozione che la cancella dalla coscienza assieme al terrore che l’ha eventualmente accompagnata quando la si è vissuta. Il risultato, in questo caso, è un pervicace rifiuto cosciente che ricorda molto da vicino quello dello scettico puro che non ha vissuto nulla di anomalo e sconvolgente. Potrebbe appartenere a questa tipologia di negazione il primo atteggiamento di Wihtley Strieber che, scettico sugli UFO, dopo la sua esperienza con essi non solo cambiò idea ma provò profondi sentimenti di vergogna per lo “scherno” di cui aveva fatto oggetto i temi ufologici (Withley Strieber, Communion. A true story, 1987)
- A conferma si può citare Michael Whiteman (1906-2007), matematico britannico di origine sudafricana. Conosceva molte lingue e testi antichi. Riteneva, però, che le loto traduzioni correnti fossero inadeguate perché i traduttori “mancavano di esperienza psichica e mistica”, esperienza diretta che a lui, invece, non faceva difetto. Si considerava, infatti, un mistico [Poynton, J. (2015). ‘Misticismo scientifico’. Psi Encyclopedia . Londra: The Society for Psychical Research. https://psi-encyclopedia.spr.ac.uk/articles/scientific-mysticism/. Consultato il 4 giugno 2026]