Archeologia, fra mistero vero e presunto – prima parte

L’archeologia è terra di mistero. Ma non tutto quello che viene visto come mistero al di fuori dei canali, chiamiamoli, “ufficiali” è davvero tale.

Di cosa stiamo parlando?

Facciamo un passo all’indietro, partendo da due indispensabili specifiche.

La prima, di che cosa si occupa l’archeologia? Per definizione, l’archeologia studia il periodo temporale che va dal 3500 a.C., momento dell’invenzione della scrittura, al 476 d.C., cioè quando è caduto l’Impero romano.E lo fa attraverso le tracce delle civiltà che si sono sviluppate in tale lungo periodo storico (in particolare, monumenti e prodotti artistici).

La seconda, il mistero che cos’è? Non si tratta semplicemente di ciò che non si conosce. Occorre andare oltre questa semplice e superficiale considerazione. Perché il mistero ha nella soggettività e relatività le sue componenti principali. Infatti, ciò che è misterioso per una persona può non esserlo per un’altra (è una semplice questione di conoscenza) e perché quanto è sconosciuto oggi può non esserlo domani. Insomma, il concetto di mistero assoluto non esiste.

A questo punto, non ci resta che partire con la nostra storia, non dimenticando che, almeno stavolta, il così detto mistero ha qualcosa di concreto da mostrare e su cui discutere. Perché di solitola sola testimonianza, che è la regola quando si parla di UFO, fantasmi, diavoli e similari, può portare a parlare del “nulla”, con la conseguenza di dire tutto ed il suo contrario senza timore di smentite.

E accenneremo a misteri reali, dubbi e assolutamente inesistenti (anche se non per tutti…), molti dei quali si riferiscono a luoghi visitati personalmente.

I problemi dell’archeologia

Vediamo ora alcuni dei problemi che deve affrontare l’archeologia nello studio del passato.

Innanzi tutto, non si conosceche cosa sia passato per la testadei nostri lontani progenitori. E più si retrocede nel tempo e più la faccenda si complica.

Si pensi alle grotte di Lascaux, in Francia, ricchissime di pitture murali. Come mai l’uomo preistorico ha speso tempo ed energie per qualcosa “che non gli dava da mangiare”? E non si può neppure parlare di un richiamo a riti legati alla caccia visto che, ad esempio, delle renne di cui si cibava abbondantemente non vi è alcuna traccia. Uno vero mistero, non c’è che dire.

Altro problema, l’individuazione dei falsi manufatti. Che non vengono necessariamente realizzati per fare soldi, ma anche come semplice beffa o per motivi non ben chiari.

Un esempio di quest’ultimo tipo è la così detta “navicella di Toprakkale”.Sitratta di un piccoloartefatto dalla forma allungata (misura 22 centimetri) che indubbiamente ricorda una navicella pilotata (anche se l’uomo a bordo è privo della testa). Questo curioso oggetto, è stato rinvenuto nel museo di archeologia di Istanbul dal noto studioso “eretico” Zaccaria Sitchin. Lo stesso autore lo ritennne un oggetto antichissimo. Un vero mistero? In realtà, una successiva analisi lo ricolloca al secolo scorso, come è normale che sia visto che ricorda certi giocattoli di latta giapponesi degli anni Sessanta.

Da ultimo, la corretta interpretazione delle fonti storiche, che a volte mentono, e non solo per convenienza politica. Sì, perché un tempo la storia non era considerata una scienza come lo è oggi. Quindi, poteva capitare che lo studioso di turno riempisse i “buchi” di informazioni con invenzioni belle e buone.

Un esempio? Le piramidi egizie costruite dagli schiavi. La colpa fu degli storici greci che ritenevano impossibile che uomini liberi si facesserocarico di una simile faticaccia. In realtà, furono i contadini, durante le piene del Nilo che allagavano i campi, a prestare la propria opera in cambio di sgravi fiscali.

Da non dimenticare

Quando si parla di archeologia, ci sono alcuni punti che occorre ricordare se non si vuole arrivare a conclusioni fuorvianti.

Partiamo con il dire che gli antichi erano intelligenti quanto l’uomo moderno. Quindi, capaci di soluzioni mirabili e sorprendenti.

Si pensi aCostanzo, il figlio dell’imperatore Costantino,che fece trasportarea Roma e proveniente dall’Egitto l’enorme obelisco di Tutmosi III, lungo 32 metri e del peso di ben 455 tonnellate. Se non vi fossero documenti a parlarne, lo si riterrebbe un’opera “impossibile”.

Altro punto importante, l’archeologia sa modificare il proprio pensiero quando le prove portano verso nuove direzioni.

Per es., con la scoperta negli anni Novanta del sito turco di GobekliTepe, si retrodata la civiltà. Il suo inizio è stato retrocesso dal 4.000 a.C. (civiltà sumera) al 9.500 a.C.

Insomma, parlare di archeologia rigida e dogmatica è completamente fuori luogo. Anzi, è esattamente il contrario, perché l’archeologia stessa ammette che è impossibile conoscere a fondo il passato. Il che significa che l’archeologia e il mistero vanno a braccetto, e lo vedremo chiaramente nell’ultimo articolo di questa nostra breve esposizione.

E che dire del fatto, che se una teoria o ipotesi vengono pubblicate, devono per forza avere valore? È una idea ben radicata, ma sbagliata. Oggi, con il sistema del “fai da te”, chiunque può pubblicare qualunque cosa. E le stesse case editrici, per combattere una concorrenza sempre più spietata, si concentrano più sull’aspetto commerciale che qualitativo del prodotto. Morale, se questo tira non vanno molto per il sottile.

Un classico esempio è la storia del così detto “astronauta di Palenque”, ancora oggi riportato con dovizia di particolari nei libri di archeologia misteriosa. Perché in questa lastra tombale maya non è affatto rappresentato un uomo a cavalcioni di un mezzo meccanico o alla guida di un apparecchio di volo, piuttosto la morte e rinascita di Pacal, il più famoso re maya. Ed ogni singolo particolare del manufatto porta in quella direzione, basta avere la voglia e la pazienza di informarsi scegliendo le letture giuste.

Ci sono poi convinzioni che, se una teoria non viene “ufficialmente” contestata o smentita, deve per forza essere vera. Una bufala bella e buona, questa, perché nessun archeologo ha il tempo di rincorrere le idee strampalate che quotidianamente escono alla luce. Anche perché, per chi vuol credere, non c’è spiegazione che tenga. Insomma, non vale la regola del silenzio assenso. Tanto, prima o poi, la verità viene a galla.

Si pensi alla storia del “papiro Tulli”, un presunto testo dell’Antico Egitto che parla di oggetto infuocati che in quel lontano passato hanno attraversato il cielo sotto gli occhi esterrefatti del faraone e del suo esercito. Degli UFO ante litteram, per molti cultori del mistero. In realtà, ci ha pensato un appassionato di archeologia a dimostrare che si tratta di un documento del secolo scorso, quindi un falso. Ovvero, realizzato scopiazzando da una moderna grammatica egizia.

Nel prossimo articolo parleremo dell’approccioche tiene la così detta “paleoastronautica”, uno dei tanti appellativi per definire quella disciplina che contesta l’archeologia “ufficiale”…

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