Simbolismo della Grotta: intervista a Nicola Guglielmo Camerlengo

Grotta.
Grotta. Foto di Jeremy Bishop da Pexels

In questa sede voglio parlare con del simbolismo della grotta. Questo fantastico luogo è al centro di storie vere e leggende, ed è intriso di una particolare simbolismo. Cosa si nasconde in essa? Quali antichi culti ha accolto dentro di essa? Bene, in questa sede, proprio per capire cosa rappresenti la grotta nei vari livelli di conoscenza, avremo modo di intervistare Nicola Guglielmo Camerlengo che ci spiegherà il simbolismo della grotta.

Chi è Nicola Camerlengo?

Nicola Guglielmo Camerlengo
Nicola Guglielmo Camerlengo.

Nicola Guglielmo Camerlengo classe 1993, sta eseguendo il dottorato di ricerca presso l’Università spagnola di Salamanca nel dipartimento di preistoria e scienze dell’antichità.

Conoscitore profondo dei problemi storici e religiosi riguardo al Manicheismo. Idem per quanto riguarda lo gnosticismo all’interno dell’ambiente iraniano e delle aree collegate del vicino oriente e dell’Asia centrale.

Inoltre, oltre che essere esperto di religioni mondiali, ha conseguito una laurea specialistica in scienze storiche ed orientalistiche. Questa è stata presa presso l’Università Alma Mater Studiorum, università nella quale è anche laureato in storia.

Recentemente ha scritto due articoli di cui uno pubblicato in America. E’ stato ospite della web radio la Voce di Arda, e ha partecipato a sette convegni come relatore.

Sul suo gruppo Facebook ( Storia delle religioni mondiali), per chi fosse interessato, Nicola ha condotto molte live sulla storia di tutte le religioni mondiali guardandone l’aspetto dottrinario.

Simone Leoni:

Comincio nel chiederti, la grotta è essenzialmente in ambito cristiano simbolo della nascita di Gesù Cristo, anche se alcune versioni troviamo scritto che nacque in una capanna.

Che parallelismo c’è tra questi due luoghi?

Nicola Guglielmo Camerlengo:

La grotta accentua la sfumatura corporale e ctonia della nuova Genesi, la luce che splende nella grotta è segno di Nuova Creazione che unisce l’abisso celeste all’abisso terrestre e ricrea il mondo e l’umanità dall’interno e dalla sua radice.

Cristo è la roccia di salvezza e la pietra di paragone, pietra viva, quindi la nascita nella roccia indica la salvezza della natura umana e la sua consacrazione.

La capanna manifesta il tronco di Iesse di cui Cristo è il nuovo e definitivo germoglio, ma anche l’albero della vita del paradiso terrestre per il nuovo Adamo.

Importante poi risulta, secondo me, definire anche il significato della mangiatoia, connesso strettamente a quello della capanna, insieme ad altri elementi presenti. La mangiatoia è segno eucaristico di Dio che si fa cibo, ma viceversa anche altare dell’uomo che si divinizza offrendosi a Cristo.

Balla di Paglia.
Balla di Paglia. Foto di Tobi da Pexels

La paglia segno trasformativo , segno dell’umanità che passa e si trasfigura. Il bue segno sacrificale e di devozione alla fede, segno del lavoro spirituale, dell’aratura e della mistica semina dell’agricoltura celeste. L’asino segno di sapienza, vitalità e umiltà. I pastori sono gli adepti del Mistero, gli iniziati al vero culto di Dio. Indossano infatti un berretto frigio di Mithra e suonano flauti, zampogne e siringhe.

Berretto Babbo Natale
Berretto Babbo Natale. Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Lo stesso berretto di Babbo Natale ( San Nicola) e il berretto rituale del Pontefice svolge la stessa funzione cosmica. Le pecore sono le pecore di Labano e Giacobbe, le pecore del Galaad. I pastori sono coperti dalle pelli delle pecore perché è scritto: ” Descendet sicut pluvia in vellus”. La stella è nuova, luminosissima e si ferma in capo alla capanna/grotta.

Segno della rinascita dall’alto, dell’elevazione dello spirito, delle nozze mistiche fra cielo e terra, dell’accensione della pietra del nuovo sale che dà sapore all’anima e all’universo.

I tre sapienti dall’Oriente appaiono segni della Trinità, ma anche della continuità sia dello Zoroastrismo ( patria dei tre mowbed), sia fra l’antica e la nuova alleanza e al compimento delle profezie.

I loro doni sono segno della novità gloriosa di Cristo: l’oro della regalità, dell’amore della sapienza (lo Zolfo alchemico) l’incenso dell’adorazione, della preghiera e dell’oblazione, ( il mercurio ermetico) e la Mirra dell’immortalità e della purezza, fedeltà e stabilità divina ( il Sale filosofico).

Cristo bambino è la pietra viva e nuova, la pietra di fondamento e chiave di volta. Unità in Trinità e Trinità e Unità.

Simone Leoni:

La grotta richiama in qualche modo l’aspetto della montagna e del monte, e un monte importante sia per l’Ebraismo, per il Cristianesimo e l’Islam è il monte Sion.

Che simbolismo essoterico ed esoterico circonda questo luogo?

Nicola Guglielmo Camerlengo:

Prima di rispondere sul significato della montagna sacra nel credo religioso Abramitico, è doveroso riportare alcuni esempi di contesti ad esso limitrofo. La Mesopotamia fornisce uno dei simboli più eloquenti, lo ziggurat di cui si sono trovate le rovine di trentacinque esemplari.

Lo ziggurat

era una montagna artificiale costruita in modo tale da permettere alla divinità di discendere sulla terra. Un altro tempio era edificato alla sommità: accoglieva la statua divina. Un altro tempio era situato alla base: era il luogo di accoglienza dell’ospite divino.

Scale monumentali collegavano le terrazze tra di loro. Questa architettura doveva servire alla teoria dei preti durante la solenne processione.

A Larsa lo zigurrat aveva un nome significativo: casa del legame tra cielo e terra.

Durante la celebre festa di primavera, l’Akitu, a Babilonia statua del dio Marduk scendeva dal cielo e per due settimane compiva un percorso festivo di tempio in tempio prima di risalire verso il reame celeste.

Ad Assur lo ziggurat era la casa della montagna-universo; a Borsippa, la casa delle sette guide del cielo e della terra, cioè dei sette pianeti. Sappiamo che a Babilonia il tempio della sommità era dipinto di blu, colore della volta celeste.

In Egitto il più antico simbolo della montagna sacra è la piramide, super-struttura della tomba del faraone sotto la III dinastia: è il caso di Sakkara situata di fronte alla reale residenza reale di Memphis.

Innalzata dal re Djoser (parola che corrisponde al vocabolo sacro nell’Egitto faraonico) questa piramide doveva permettere al re defunto di salire nel domino celeste: simbolo dell’ascensione al sole.

Dalla V dinastia i teologi di Eliopoli daranno al faraone il titolo di figlio di Ra, figlio del sole.

Il secondo simbolo egiziano della montagna è l’obelisco: grande ago monolitico di granito innalzato davanti i pilastri dei templi, soprattutto a partire dal Regno Medio ( 2130-1600 a.C).

L’obelisco è simbolo del luogo primordiale sul quale il sole ha preso il posto al momento della creazione. Grazie alla punta piramidale della sommità coperta d’oro massiccio, è simbolo del sole stesso.

Obelisco
Obelisco. Foto di Emre Can Acer da Pexels

Cosi l’obelisco è il simbolo della montagna cosmica che ha dato slancio al sole, il simbolo del sole e della volta celeste attraverso cui compie la sua corsa.

Per costruire queste montagne simboliche sacre, i faraoni spendevano fortune. Il conquistatore dell’Egitto Assurbanipal si vanta d’aver portato da Tebe fino in Assiria due obelischi di elettro di 2500 talenti ciascuno, il che significa 75.250 chili di questo metallo che contiene il 75% d’oro.

Nella Bibbia il simbolismo della montagna come luogo della parola di Dio occupa grande spazio. L’esperienza storica di Israele si radica nella teofania del Sinai (Es 19-24). Dio si è rivelato a Mosé e attraverso di lui ha concluso un’alleanza con Israele sul Sinai. Dio lo ha chiamato dall’alto della montagna, gli ha annunciato che Egli stesso sarebbe disceso il terzo giorno sulla montagna.

Mosè sale ad incontrare Dio: la congiunzione tra terra-cielo si realizza e Dio dà il decalogo a Mosé. Nella Bibbia il Sinai diviene un prototipo, un simbolo primordiale dell’incontro di Dio con il suo popolo: Sion, Thabor, Garazim, Carmelo.

Su quest’ultimo monte il profeta Elia confonde i preti di Baal facendo discendere il fuoco dal cielo sull’olocausto preparato da lui ( 1 Re 18). Nella vita di Gesù la montagna occupa un posto di privilegio. Tre volte troviamo la montagna come luogo di manifestazione e d solenne proclamazione. La prima di queste manifestazioni è il sermone della montagna con la carta delle beatitudini ( Mt 5, 1-12; Lc 6, 20-23). Abbiamo quindi la teofania della Transfigurazione di Gesù ( Mt/Mc 9,2-8; Lc 9, 28-36). Infine sul monte degli Olivi ha luogo l’ascensione di Gesù che ha consegnato ai suoi discepoli il suo supremo testamento ( At 1,12). Del resto proprio sul Monte degli Olivi Matteo ( Mt 24,3) e Marco ( Mc 13,3) collocano il discorso escatologico di Gesù ( 17, 1-8).

Nella cosmologia musulmana Kf è il nome della montagna che circonda il mondo terrestre secondo l’antica rappresentazione araba. La terra è infatti concepita come un disco circolare piatto sostenuto dalla montagna Kf di smeraldo verde di cui il cielo rifletterebbe il colore.

Kf è dunque una montagna che circonda la terra, ne è il supporto, segna l’estremità del mondo ed è la montagna madre di tutte le montagne. Questa concezione musulmana sembra ispirarsi ad alcune tradizioni indo-iraniche.

In conclusione il Monte Sinai rappresenta, sia dal punto di vista essoterico che esoterico, il luogo della rivelazione, dell’ascesa e del collegamento diretto tra Dio e l’uomo.

Simone Leoni:

Molto spesso nella nostra tradizione, i nostri santi si ritrovano raccolti in preghiera in questi luoghi suggestivi. Perché secondo te? C’é una storia dietro?

Nicola Guglielmo Camerlengo:

Per molti Santi le grotte furono inizialmente una scelta pratica. In Europa, Terra Santa e Nord Africa, le grotte sono un elemento naturale del paesaggio. Non è difficile, uscendo dalle città, trovare una grotta incastonata in una montagna vicina. La maggior parte delle grotte, inoltre, richiede la totale assenza di mezzi materiali.

Un monaco o religiosa poteva vendere tutto ciò che aveva, vagare tra le montagne e trovare una grotta senza aver bisogno di denaro e di nient’altro.

Le grotte offrono anche una protezione sufficiente sia dagli elementi naturali che dai criminali.

La maggior parte di loro mantiene una temperatura costante nel corso dell’anno, trattenendo calore in inverno e rimanendo fresca d’estate. Le tempeste poi hanno effetti minimi, permettendo di essere al sicuro indipendentemente dal tempo.

Una grotta ben situata può anche essere “invisibile”, e chi vi passa vicino può anche non notarla, il che protegge la persona sia dai criminali che dai soldati nemici. Le grotte erano anche una scelta spirituale, richiamando l’eremita più famoso dell’antico testamento, il profeta Elia, che trovò la presenza di Dio proprio mentre viveva in una grotta: “Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco il signore gli disse:

<<Che fai qui, Elia?>> (1 Re 19,9).Le grotte rappresentavano un perfetto santuario spirituale del tutto separato dal resto del mondo, e si trovano spesso in zone difficili da raggiungere, lontane dalle vie principali.

Ricordavano poi anche la morte e la sepoltura di Gesù, rappresentando la “morte” al proprio vecchio io che i santi cercavano per sperimentare una novità nella loro vita spirituale.

In molti casi le grotte non sono state le dimore permanenti dei santi, ma servivano da luogo di ritiro.

San Francesco d’Assisi e i suoi confratelli, ad esempio, trovarono rifugio spirituale nelle grotte del Monte Subasio.

Era un luogo isolato in cui potevano contemplare Dio in silenzio e permettere alla Sua presenza di riempire la loro anima prima di tornare nel mondo.

Le grotte hanno dunque una lunga storia nel cristianesimo. Molte continuano ad essere usate in tutto il mondo da individui e gruppi che si sentono chiamati da Dio a trovare la Sua presenza in un luogo lontano dalle distrazioni del mondo moderno.

Simone Leoni:

Qui abbiamo visto il simbolismo della grotta nelle principali religioni monoteistiche. La grotta di Yungang che si trova in Cina e più precisamente a Datong, è decorata con degli affreschi raffiguranti dei personaggi che portano una specie di areola… Grotte di Yungang – Wikipedia

Nicola Guglielmo Camerlengo:

Per prima cosa ritengo doveroso descrivere le grotte di Yungang, per poi in conclusione dire la mia ipotesi sul significato delle raffigurazioni.

Esse sono un complesso di santuari rupestri situato nella parte settentrionale dell’odierna provincia cinese dello Shanxi, 16 km ad Ovest della città di Datong.

Le grotte che lo compongono sono scavate sulle pendici meridionali di un rilievo conosciuto come Monte Wuzhou, lungo una direttrice Ovest-Est che si estende per circa 1 km parallela alla riva Nord del fiume Wuzhou.

Insieme a Dunhuang e Longmen è un sito di fondamentale importanza per seguire gli inizi della tradizione scultorea di ispirazione buddhista sotto le dinastie settentrionali.

Buona parte del complesso fu realizzata nella seconda metà del V secolo d.C, sotto la dinastia Tuoba dei Wei settentrionali ( 386-533 d.C ), che all’epoca ebbero per circa un secolo la loro capitale a Pingcheng, appunto nei pressi dell’odierna Datong.

L’attività di costruzione si concentra, in particolare, nell’arco di poco più di un trentennio, da circa il 460 d.C, sotto gli imperatori Wencheng Di (452-465 d.C) e Xiaowen Di (471-499 d.C).

Dopo il trasferimento della capitale a Luoyang nel 494, essa continua alacremente anche nella prima metà del VI secolo.

La data più tarda testimoniata in un’iscrizione dedicatoria è il 524 d.C.

Dopo l’epoca dei Tang (618-906 d.C), a cui risale qualche sporadico esemplare scultoreo, i santuari furono sottoposti nel corso dei secoli a ripetuti interventi di restauro.

Per quanto riguarda le raffigurazioni con i personaggi con le areole potrebbero essere delle rappresentazioni degli eletti manichei, ovvero coloro che erano a capo delle comunità religiose della religione iranica che si diffuse anche in Cina dove rimase, probabilmente, fino al XVIII secolo.

Esempio manicheo camaleontico in Oriente è il Buddha di Luce.

Altri culti, altre grotte.

Simone Leoni:

Consultando tra web e testi che ho, mi sono reso conto che moltissimi elementi presenti nelle principali religioni sono presenti anche nei culti passati.

Interessante è anche questo aspetto, perché tendenzialmente, ma soprattutto storicamente perché molte religioni sono state soppresse, in realtà “sopravvivono” attraverso i numerosi culti che si sono succeduti nei secoli.

Possibile che ne detengono anche gli aspetti esoterici?

Nicola Guglielmo Camerlengo:

Si, è possibile.

Simone Leoni:

Il fondatore dello Zoroastrismo è Zarathustra, il profeta iranico. Ci sono informazioni in merito alla sua nascita?

Nicola Guglielmo Camerlengo:

Le gāthā non contengono riferimenti cronologici e storico-geografici. Le notizie intorno al territorio di origine ed al tempo riferite a Zoroastro devono, quindi, essere affrontati sulla base di elementi desumibili da altre fonti.

Per quanto riguarda il primo, esiste una vasto consenso a favore del mondo iranico orientale, pur se diverse sono state fino ad oggi le proposte che hanno cercato di identificare con maggiore precisione, questa o quella regione come la terra d’origine di Zoroastro.

Battriana, Corasmia, Margiana, Sistan.Un’ulteriore tesi si distacca dalle altre, con argomenti deboli e poco verosimili, proponendo uno Zoroastro vissuto in un territorio centro-asiatico, in un tempo relativamente molto remoto, quando ancora le genti iraniche non si erano mosse verso l’altopiano.

Per quanto riguarda il secondo segmento, sopra indicato, le teorie più attendibili sono quelle che collocano Zoroastro nella prima metà del I Millennio a.C, tra il VII ed il VI secolo a.C o tra il X ed il IX secolo a.C.

A favore della prima ipotesi sono gli studiosi che considerano storicamente attendibile la datazione tradizionale di Zoroastro all’incirca 258 anni prima di Alessandro Magno, attestata in fonti specifiche e riflessa in quelle Islamiche.

Sulla base, confrontando i dati sulla vita di Zoroastro contenuti nei testi pahlavici, si è giunti a proporre in alternativa tre differenti date per la sua nascita e per la sua morte,tenuto conto che la tradizione religiosa ne poneva la morte al settantasettesimo anno di età ed altri eventi significativi della vita al trentesimo ( la prima rivelazione), al quarantesimo (il suo primo successo apostolico) ed al quarantaduesimo anno ( la conversione di Vistaspa) : 630 a.C-553 a.C;628 a.C-551 a.C; 618 a.C – 541 a.C.

A favore della seconda ipotesi sono invece coloro che ritengono necessario frapporre un lasso di tempo di non meno di tre o quattro secoli tra gli inizi dell’impero persiano degli Achemenidi:

verso la metà del VI secolo a.C, e la figura della più grande personalità religiosa dell’iran antico.

Costoro generalmente deducono, dal silenzio delle Gāthā e dell’Avesta nel suo insieme, su tutto quello che può essere riferito all’ambiente storico e geografico della Persia Achemenide.

Una sostanziale estraneità delle origini zoroastriane a quell’ambiente.

Tra di essi alcuni privilegiano una causa di tipo esclusivamente linguistico, sostenendo che tra l’espressività delle Gāthā e dell’Avesta cosiddetto antico e quella dell’Avesta recente, devono essere trascorsi per lo meno quattro secoli, ma l’elemento linguistico qui evidenziato, potrebbe risultare inconsistente, come notato da Henning, vuoi per ricostruire una cronologia assoluta, vuoi per delineare un’evoluzione tra testimonianze linguistiche non omogenee, delle quali non sia dimostrabile lo sviluppo dell’una ( l’antico-persiano o l’avestico recente) dall’altra ( il gathico-avestico).

La prima ipotesi cronologica, collocando Zoroastro tra la seconda metà del VII secolo a.C. e grosso modo, la metà del VI secolo a.C, ne fa, presso a poco, un contemporaneo di Ciro il grande (590 a.C – 530 a.C).

n realtà Henning pose in relazione la vicenda storica del fondatore dell’impero persiano con quella di Zoroastro: quest’ultimo sarebbe vissuto alla corte di un sovrano.

Il Vistaspa della tradizione religiosa, convertito dal profeta e divenuto il defensor fidei per eccellenza, da non confondersi con l’omonimo padre di Dario I, presumibilmente alla testa di una vasta organizzazione politica, il cui baricentro si sarebbe collocato tra le oasi di Merv e di Herat, le antiche regioni di Margiana e Areia, quando il dominio dei Corasmi, secondo la sua ricostruzione, fondata su una particolare interpretazione di un passo di Ecateo di Mileto presso Ateneo e della notizia di Erodoto sul fiume Akes ( lo Hari-rud ed il Tejen, sua continuazione), si irradiava a sud dell’oasi di Khiva, l’antica Corasmia ( Khwarazm) storica.

In conclusione

Mentre per il periodo in questione resta incerta la scelta da farsi nell’arco di tempo che coincide con la prima metà del Imillennio a.C, per la terra d’origine di Zoroastro l’incertezza riguarda, in sostanza, l’intero orizzonte iranico orientale riflesso nella geografia storica dell’Avesta, incluse le sue regioni a sud della catena dello Hindukus, l’odierno Sistan irano-afgano, cioè le antiche terre di Drangiana e Aracosia.

Simone Leoni:

Su Wikipedia, alla voce Zarathustra, c’è una foto che mi ha particolarmente colpito.

Si vedono alcuni passaggi della vita del profeta iranico dove, alcuni di questi passaggi non si accostano a nulla di riscontrabile nelle altre religioni che conosciamo. In altre, si vedono delle scene che mi riportano un pò alla tradizione Cattolico/Cristiana. come mai?

Nicola Guglielmo Camerlengo:

E’ perfettamente normale poiché anche da ciò che concerne dai miei studi vi è dimostrazione dell’influenza dello Zoroastrismo nelle varie religioni, anche quella cristiana, sia filosoficamente parlando, sia in forma culturale e di rito.

Esempio perfetto è il rito dello Haoma ed il rito eucatistico.

Simone Leoni:

Anche Zarathustra è nato in una grotta o in prossimità di essa?

Nicola Guglielmo Camerlengo:

Non vi è notizia a riguardo, ma si presume che non sia nato da una grotta o simili.

Simone Leoni:

La grotta può essere riconducibile simbolicamente anche al mondo ctonio, all’Ade. Nello Zoroastrismo assume anche questo tipo di significato?

Nicola Guglielmo Camerlengo:

Nello Zoroastrismo la grotta possiede un duplice significato.

Sia L’ingresso al Dozakh o inferno, regno di Ahriman, il Dio del Male, sia del regno sotterraneo di Yima, il Primo Re, in seguito sconfitto ed ucciso dal demone Azi Dahaka che sarà sconfitto dal Primo eroe Thraetaona o Faridun.

Il Simbolismo della grotta nel culto Mitraico.

Simone Leoni:

Nicola, il culto Mitraico è totalmente differente da tutti gli altri culti fin ora visti. Qui il significato della grotta, chiamata Mitreo, assume aspetti misterici. Cioè?

Nicola Guglielmo Camerlengo:

Il rito Mitraico, di origine persiana, è uno dei culti orientali che attraverso il mondo ellenico si diffusero a Roma in alternativa della religione ufficiale. Cominciò a prendere piede alla fine del I secolo d.C e raggiunse il periodo di massima diffusione al tempo degli imperatori Severi.

Il Mitraismo occidentale si era formato dalla lunga e complessa evoluzione dell’antico culto iranico e come molti altri culti di origine orientale aveva caratteristiche della religione iniziatica e segreta.

Il rito si svolgeva in grotte, caverne naturali o artificiali, o ancora ambienti diventati sotterranei per sovrapposizione stratigrafica.

Gli antichi consideravano la terra e le sue profondità simbolo stesso della materia di cui è costituito il cosmo: la nascita dell’intero universo era dunque simboleggiata dalla grotta. Ma non solo.

La rappresentava anche il luogo di nascita dello stesso Mithra, figlio del Tempo Eterno, Zurvan.

La totale mancanza di fonti scritte fa assumere una straordinaria importanza alla documentazione archeologica relativa a Mitra, il cui mito si ricostruisce in base alle numerose raffigurazioni rinvenute nei mitrei.

Come in tutti i culti misterici anche a quello mitraico si era ammessi dopo l’iniziazione segreta, preceduta dal giuramento di non rivelare il rito.

L’ingresso era riservato ai soli uomini e l’iniziato poteva gradualmente accedere ai sette gradi della gerarchia (corvo, ninfo, soldato, leone, persiano, corriere del sole e padre) dopo prove e cerimonie delle quali sappiamo, ovviamente, molto poco;ma che molto probabilmente rivestivano carattere simbolico ed incruento, come del resto il sacrificio del toro, punto centrale della liturgia mitraica. Che nella maggior parte dei mitrei conosciuti sarebbe stato impossibile da eseguire per le limitate dimensioni degli ambienti.

Simone Leoni:

Il Mitreo ha un soffitto decorato da stelle e con delle rappresentazioni di segni zodiacali e di pianeti. Che relazione hanno nel contesto in cui si trovano?

Nicola Guglielmo Camerlengo:

Ciò che sappiamo riguardo la simbologia ed i vari significati presenti nelle raffigurazioni delle grotte, oltre a quanto già detto, è che oltre al Dio e al toro nella tauroctonia si raffiguravano elementi simbolici ben precisi: un cane ed un serpente che si nutrivano del sangue taurino, uno scorpione che lo pungeva ai testicoli, spighe di grano che germogliavano dalla coda dell’animale morente e un corvo.

Il significato è incerto: lo scorpione ed il serpente sono stati frequentemente interpretati come forze del male che tentano di impedire al sangue ed al seme del toro di raggiungere e fecondare la terra. Il cane al contrario, ne trae energia, mentre le spighe simboleggiano la forza vitale che si libera dal toro morente per nutrire le piante.

Il corvo, messaggero divino, era il contatto tra Mitra e il sole.

Una interpretazione altrettanto diffusa lega i vari animali alla rappresentazione astronomica e astrologica del cielo e delle costellazioni, mentre l’uccisione del toro e la presenza del sole rimandano ad un rito segreto che allude al meccanismo di progressione degli equinozi. Il carattere cosmico di Mitra è del resto sottolineato dalla costante presenza al suo fianco dei due dadofori, o portatori di fiaccole.

Cautes e Cautopates, simili al Dio insieme al quale rappresentano le tre fasi del giorno ( aurora, mezzogiorno e tramonto) e del ciclo stagionale ( primavera, estate e autunno).

Simone Leoni:

Spesso e volentieri questi “luoghi” di culto si trovano vicino a fonti d’acqua. Per quale motivo? C’è una stretta correlazione a livello esoterico tra grotta e acqua?

Nicola Guglielmo Camerlengo:

Si, la relazione è presto detta. Entrambi gli elementi sono considerati quali fonte ed origine della vita dell’universo.

Simone Leoni:

La stessa domanda appena posta, vale per le altre sopra menzionate?

Nicola Guglielmo Camerlengo:

Si, essendo degli archetipi, ritroviamo degli analoghi significati anche in altre religioni del mondo.

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