Il Sercol e gli allineamenti Megalitici in Lombardia

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“Se te fé mia al brao… Te pörte al Sercol…!!” ( se non fai il bravo… Ti porto al Sercol…!!”. Questa frase mi risuona nelle orecchie mentre salgo sul monte Cavallo nel comune di Nuvolera diretto proprio al “Sercol”. Era la tipica minaccia della nonna a nipoti indisciplinati delle zone a est di Brescia, riferitami da amici proprio quando ho rivelato loro che avevo l’intenzione di andare a fare un giro al mitico Sercol. Chi mi conosce sa che quando ricerco, il mio massimo èfarlo sul campo, di persona e che indubbiamente prediligo tematiche storiche e in qualche modo legate alle mie radici. Cosa di meglio allora di un luogo maledetto e misterioso come il Sercol di Nuvolera che si connette perfettamente a tutte le storie “de Strie e Striü” (steghe e stregoni) che la mia nonna camuna mi ha raccontato fin da bambino.

Ragiono di tutte queste cose mentre salgo facendo uno zig-zag tra le cave del famoso marmo di Botticino; ma soprattutto ragiono di come oggi ci sia un sentiero più che agevole anzi direi quasi una strada che si inerpica su per il monte, strada privata che funge da accesso ad alcune abitazioni rurali presso gli alpeggi quasi sulla sommità del Monte Cavallo. Tuttavia non posso negare l’evidenza: il bosco è fitto e il crinale scosceso, la strada è recente… il Sercol è lì da molto prima. Il sito è stato classificato da alcune ricerche come risalente al 1.500 – 500 a.c. e altri studi lo datano in epoche anche più antiche. Sta di fatto di fatto che la presenza umana in questi luoghi viene fatta risalire addirittura al 23.000 a.c. e non abbiamo, ad ora, nessuna prova di quando effettivamente quest’opera sia stata realizzata. Mentre la tradizione orale la ricorda da sempre.

Vista Satellitare del Sercol

Supero i pascoli che si trovano sul crinale del monte e mi avvicino al culmine, avvolto nella vegetazione, ancora un dislivello di circa cento metri e mi trovo sul Sercol. Si trova proprio sulla sommità del monte ed è un cerchio praticamente perfetto fatto di pietre; in dialetto infatti sercol significa cerchio anche se mi colpisce maggiormente l’assonanza fonetica con l’inglese circle, ma non vorrei mettere troppa carne al fuoco.

Sercol da “dentro”

L’opera è notevole e lo e ancor di più per il luogo in cui si trova: ad oggi non è un sito facilmente accessibile, figuriamoci in epoche remote con anche tutte le limitazioni tecniche di quei periodi… costruire un cerchio perfetto sulla sommità di un monte di 43m di diametro e dallo spessore di circa 2m. Studi recenti hanno rivelato che l’opera consiste in un fossato successivamente riempito con materiale litico di medie dimensioni fino a creare una massa di pietre che sporge per circa un metro (nel punto più alto) dal livello del suolo.

Proprio da queste ricerche è stata esclusa l’ipotesi più in voga, cioè quella di un’antica struttura difensiva o altro a forma di torre, in seguito crollata. Infatti nel fossato non è stata ritrovata nessuna traccia di fondamenta o di parti murarie che appunto in quanto interrate sarebbero dovute sopravvivere al crollo. Appare quindi chiaro come l’opera sia stata voluta così: accumulando tonnellate di pietre per formare un cerchio sopra una montagna.

Altra immagine del Sercol da dentro

Il passo successivo è quindi quello di domandarsi lo scopo o le finalità di questo sforzo. Innanzitutto parto dalla posizione: il monte Cavallo non è la cima più alta e nemmeno la sola ad essere isolata nel circondario, neanche quella di più facile accesso. Indubbiamente dalla sua cima si gode una buona vista, ma come ho già detto nei dintorni c’è anche di meglio. Nel centro del Sercol si trovano delle rocce dove sono state incise delle “coppelle”, tipiche dei luoghi sacri celtici e precedenti, luoghi dove si eseguivano di solito offerte e sacrifici. Per tutto ciò sicuramente il luogo non è stato scelto a caso, probabilmente si sono considerati allineamenti astronomici e, con tutta probabilità, anche linee di forza del pianeta che qui come in altri numerosi luoghi sacri si incrociano.

Coppelle sacrificali

Stiamo quindi parlando di un sito sacro, magico, usato per secoli dalle popolazioni per avere un contatto con il divino, un luogo dove parlare con gli dei e dove poter ascoltare anche a loro voce. Questa sacralità ha generato il rispetto e il timore che in seguito si è trasformato nell’aria sinistra e cupa che oggi avvolge il luogo: come molti siti sacri precedenti al cristianesimo l’avvento di quest’ultimo li ha fatti passare da luoghi di grazia a siti demoniaci per cui in moltissimi casi si sono edificate chiese o cappelle per “santificare” il luogo infestato.

Si racconta che il Sercol stesso sia “scampato” a questo destino: infatti sembra che dei frati volessero costruire il loro monastero su di esso proprio per esorcizzarlo, ma si dice anche che siano fuggiti terrorizzati dopo essere stati perseguitati da “innaturali” canti di galli. Sull’argomento vi è tutta la vicenda del “Bes Galìlì” un serpente crestato (cresta di gallo) capace di emettere un verso simile a quello del gallo e dotato di grandi poteri magici, un animale mitico che la tradizione vuole sia il custode appunto del Sercol. Forse sono risultato simpatico al Bes Galìlì o agli altri protettori del Sercol, ma indubbiamente il mio ricordo è molto positivo: un luogo che dona pace ed energia, lontano anni luce dal posto maligno e infestato che si dipinge nel folclore locale.

Spesso si dice che le vicende fanno dei giri immensi e poi ritornano: proprio come in un cerchio. Sempre di cerchi vado infatti a parlare nel proseguire di questa mia trattazione ed in particolare del cerchio di San Fermo della Battaglia. Dovendomi recare all’ospedale di Sant’Anna di Como, ora trasferito nella nuova sede, appunto, di San Fermo, faccio una ricerca su Google Maps; il caso vuole (sempre che esista) che le foto satellitari siano un po’ datate e si riferiscono all’ospedale ancora in costruzione: mi salta subito all’occhio un particolare nella parte sud della costruzione… un enorme cerchio…!! Per misura e dimensioni mi ricorda immediatamente il Secol di Nuvolera.

Nuovo Ospedale Sant’Anna con il cerchio in bella vista a sud

Dopo una breve ricerca sul web scopro che appunto durante la costruzione dell’ospedale l’opera preistorica è venuta alla luce e che la struttura stessa dell’ospedale è stata spostata per preservarla. La cosa mi fa certamente piacere, e scopro anche che recentemente è stata oggetto di un convegno internazionale di studi preistorici, non solo pare che siano in atto altre ricerche sempre nella zona. Tuttavia la mia gioia per la preservazione del luogo è stata un po’ scalfita quando arrivato in loco e ho scoperto che non è accessibile e può solo essere guardato da una posizione nemmeno troppo agevole… insomma salvo, ma giace lì abbandonato tra un parcheggio a l’altro…

Quando si dice che non c’è due senza tre… a poco tempo di distanza mi imbatto in un geometra conosciuto ad una cena a casa di amici in comune, la serata è piacevole e si finisce a parlare di argomenti archeologico-misteriosi.

A quel punto il nuovo amico mi sorprende affermando che anche lui, in uno dei suoi incarichi, si era “scontrato” con una problematica simile a quella dell’Ospedale Sant’Anna. Sono tutt’orecchi e chiedo immediatamente spiegazioni. Esce quindi la storia che durante la costruzione del Centro Commerciale “Il Parco” ad Anzano del Parco (CO) erano venuti alla luce del reperti preistorici ed in particolare degli scheletri umani. La Faccenda aveva causato alcuni problemi perché una volta accertato che non si trattasse di un caso di cui si sarebbe dovuta occupare la magistratura si fecero intervenire gli archeologi.

La vicenda, come potete vedere dagli articoli ancora oggi presenti in rete, si concluse con il prelievo di quelle che vennero definite “sepolture neolitiche” e il permesso al completamento dell’opera. Quello che non si conosce è ciò che questa persona aggiunse quella sera: non si trovó solo “il cimitero preistorico” ma anche un accenno di un cerchio in pietra che però non interessava gli scavi delle fondamenta ma un’area adiacente sbancata per comodità, inutile dire che non si procedette oltre per non sollevare ulteriori problemi. Alla mia domanda di dove si trovasse ora tale struttura il tecnico mi disse: “beh… se c’è dovrebbe essere alcuni metri sotto il parcheggio…” Alcune idee ti arrivano di colpo, così senza preavviso, quella sera tornai a casa con un chiodo fisso: tracciare una linea.

Retta dei tre Cerchi

Il mondo moderno è forse terribile, ma sotto certi aspetti è meraviglioso: una persona comune ha a disposizione mezzi tecnologici dei quali uno scienziato non disponeva solo poche decine di anni fa. Fu così che quella sera dopo un breve tutorial su You-Tube presi una foto satellitare su Google Maps controllai gli allineamenti e tracciai una linea tra il centro del Cerchio dell’Ospedale Sant’Anna e quello del Sercol di Nuvolera… La linea copre 106 Km in linea d’aria e passa sopra il parcheggio di un Centro Commercale ad Anzano del Parco

Retta che passa sopra il parcheggio di un centro commerciale

In seguito ho proseguito in tali ricerche e prolungando questa linea tra tre punti verso Nord-Ovest si arriva in Francia all’ “Bell-Ile-en-Mer”, isola che sta proprio di fronte a Carnac famosa per i suoi allineamenti di Menhir (Le Alignements de Carnac) con una distanza di 1057 Km; Proseguendo invece nell’altra direzione, a Sud-Est, si arriva nelle vicinanze di un posto altrettanto discusso e misterioso Visoko in Bosnia con le sue controverse piramidi, qui la distanza dal Sercol è di 640 Km il che ci fa ottenere una linea retta che collega tutti questi antichi siti archeologici di ben 1697 Km. Sempre in tema di piramidi non riconosciute, segnalo che la retta in oggetto tra il Sercol di Nuvolera e Il Cerchio “Misterioso” di Anzano del Parco passa a meno di 30m dalla sommità della piramide più grande delle tre di Montevecchia (LC), anche queste costruzioni oggetto di grandi dibattiti. Tuttavia trovo molto significativo che solo in Lombardia nella distanza di 106 Km vi siano quasi perfettamente allineati quattro Siti di origine antichissima.

Retta completa dalla Francia alla Bosnia

Quando si ricerca, a mio giudizio, non bisognerebbe mai avere dei preconcetti o delle preclusioni, ma piuttosto provare anche le teorie più ardite salvo magari poi essere smentiti; tuttavia non per questo dovrebbe mancare il coraggio di provarci: tra le varie ipotesi e tentativi in tema di congiunzioni ho provato anche ad analizzare la retta che collega le piramidi di Giza con Stonehenge una linea di 3596 km che passa a meno di venti Km dal Sercol sicuramente non un risultato preciso… ma se considero la lunghezza della retta lo scostamento è tra lo 0,5 e lo 0,8% il che ci dovrebbe far comunque pensare.

Voglio concludere con quello che è più simile ad un incipit piuttosto che ad una chiusura: queste opere megalitiche, questi monumenti così antichi da non avere nemmeno una precisa datazione, non solo sono mirabili per fattura, imponenza e competenze tecniche necessarie; ora si scopre che seguono anche dei misteriosi allineamenti, allineamenti realizzati con una precisione impensabile e comunque tale da non permetterci, ad oggi, di ipotizzare con quali tecniche sia stata ottenuta e ancora meno quali siano gli scopi e gli obbiettivi di cotanti sforzi, per non parlare di coloro che le hanno realizzate: ci domandiamo chi erano veramente, se avevano un progetto comune, e quindi erano una civiltà unitaria in un epoca nella quale pensiamo che ci fossero delle misere tribù.

Tutte queste domande, lo ripeto, devono solo spingerci a continuare la ricerca, perché quello che si deve ancora scoprire, ho l’impressione, che sia molto di più di quanto non si sia scoperto fino ad ora…

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