L’INTERPRETAZIONE RELIGIOSA DEI RITI E DEI MITI

Esistono dei vincoli esoterici che influiscono sugli stessi concetti mistici di ogni singola rappresentazione mentale della religione delle prime comunità umane. Gli antichi sciamani/sacerdoti lo espressero attraverso rituali magici o potere magico che da essi ne derivò, influendo e non poco, sull’intero panorama culturale umano.

Religione
Cerchio di Pietro di Callanish, Scozia. (foto Marta Gutowska)

Studi Moderni

Gli stessi studi moderni, difatti, stanno dimostrando che tali concetti hanno una stretta interazione. Una matrice comune con tutte le religioni che si svilupparono parallelamente all’evoluzione societaria delle nuove istituzioni governative, apparse in seguito. Molto è stato cambiato nel corso della storia umana nel panorama religioso da quei sacerdoti che furono i custodi quell’antico sapere. Le cui cause vanno ricercate nello scenario antropologico di ogni singola civiltà del nostro passato. Gli usi, i costumi e le nuove tradizioni hanno fortemente influenzato, spingendo i sacerdoti, custodi di quelle antiche nozioni, a modificare e riadattare il processo ritualistico in funzione dell’evolvere del progresso. Esso però non è mai stato fine a se stesso. Non per il bene della collettività, ma ad uso esclusivo dei sacerdoti e dei governanti che favoriti da una criptata ritualistica, accrescevano il loro dominante potere sul popolo. 

Pratiche Rirualistiche

Difatti, in ogni società che è riuscita a conservare i segreti di tale pratica ritualistica che, con l’andar del tempo, si talmente consolidata, è riuscita ad imporsi come unica fonte, un centro vitale, dinamico ed evolutivo, su ogni singola comunità presente sul pianeta. Le conseguenze di questa nuova interpretazione della vita, in funzione del pensiero religioso, furono un ribaltamento dello stesso concetto di evoluzione antropologica e culturale dell’uomo. Pertanto, e in funzione di tale concetto universalmente riconosciuto, possiamo affermare che il mito e il  rito esprimono le ancestrali fasi di un rudimentale misticismo religioso su cui gravita il concetto religioso moderno.

Primo pensiero religioso

Risalire al primo pensiero religioso o alla fonte da cui esso scaturì è letteralmente impossibile. Possiamo sviluppare congetture ed ipotesi, servendoci dei più moderni temi filosofici o di natura esoterica, ma i risultati difficilmente potranno avvicinarsi a ciò che innescò nella mente umana il concetto di religiosità. Tuttavia esso, secondo le più e accreditate teorie accademiche, può essere creato soltanto da un essere. Una creatura che abbia un cervello che corrisponda a determinate proporzioni e volumi. La mente religiosa dunque, secondo l’ortodossia classica scaturirebbe da un cervello che è o dovrebbe essere grande abbastanza. Che permetterebbe alle sinapsi neurali un numero maggiore di interazioni, le quali consentirebbero alla mente umana di formulare idee di tipo religioso e filosofico. 

Religione
Sciamano Aborigeno (immagine WEB)

Evoluzione cerebrale

Nel corso dell’evoluzione umana, il cervello dei primi ominidi, secondo le obsolete leggi darwiniane, esso ha triplicato (evolutivamente?) le proprie dimensioni. Gran parte del processo di espansione ha avuto o avrebbe avuto luogo nella neocorteccia cerebrale. Dove sono coinvolte tutte le funzioni cognitive più elevate di lavorazione dell’ordine. Quest’ordine è collegato con la religiosità umana e associato con la coscienza di se, del linguaggio e alle emozioni. Secondo la teoria di Dunbar, il quale è meglio conosciuto per aver formulato la teoria del “il numero di Dunbar”. Che ne studiò i meccanismi. Tale teoria sostiene che 150 è la misura massima del “limite cognitivo del numero di persone con le quali una qualsiasi persona è in grado di mantenere relazioni stabili”. Ma spinse lo studioso a sostenere che: “La relativa dimensione della neocorteccia celebrale di qualsiasi specie è correlata con il livello di complessità sociale della specie di appartenenza ed è connessa con una serie di variabili sociali che includono: la dimensione sociale del gruppo e la complessità dei comportamenti di accoppiamento.” 

Religioni delle origini

 Questo ai tempi d’oggi, ma nelle religioni delle origini tali nozioni affondano il loro retaggio in quei concetti che abbiamo elencato in precedenza. Come se non bastasse, anche in quel guazzabuglio di rituali magici. Che sono espressione di un archetipo riconducibile alle prime e rudimentali manifestazioni di un grossolano panorama religioso. Anche se il mito e il rito sono comunemente considerati come parti complementari di un’unica religione. Che in questo caso rientra nel concetto teologico del termine. La loro esatta relazione è stata ed è oggetto di controversia tra gli accademici. Il divario cresce maggiormente quando si confrontano le tesi dell’ortodossia canonica con quelle di coloro i quali, mossi dalle incongruenze storiche, non sono disposti ad accettare delle mezze verità.

Suddivisione del termine religione

 Tuttavia in tale panorama bisogna fare dei distinguo così come abbiamo chiarito il significato del termine religione, suddividendolo in ben quattro distinte aree. Queste quattro aree, che di fatto racchiudono i principi religiosi su cui si fondano le moderne religioni, sono le diverse facce di una stessa moneta. Queste anziché favorire lo studio rendono più complessa la stessa analisi religiosa. In essi si evidenzia la difficoltà dell’argomento, perché le influenze semantiche associate all’intero panorama antropologico culturale della storia ci inducono a determinare errate conclusioni.

Quattro aree

Quindi quando parliamo di religione, il suo significato deve interagire con ciò che intendiamo esprimere, perché se dovessimo ascrivere la …

[…] Religione come pratica, allora intendiamo un insieme di tradizioni, di riti, di racconti, di abitudini e di cerimonie che sono coltivati da un certo gruppo di persone e che sono trasmessi di generazione in generazione. 

Se invece parliamo di

[…] Religione come visione complessiva della vita, stiamo parlando del raggruppamento di una serie di credenze, cioè un sistema di regole comportamentali e della concezione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e, in generale, di una certa “visione del mondo”. 

Ma se stiamo esprimendo il concetto di

[…] Religione come teologia bisogna riferirsi alla dottrina che spiega il rapporto umano con tutto ciò che sta di là della realtà materiale, in altre parole con la sfera ultraterrena. 

Infine se stiamo interagendo con la …

[…] Religione intesa come atteggiamento spirituale intimo, svolgiamo una relazione. Un rapporto individuale che ciascuno di noi sviluppa con ciò che è sacro. A volte le persone s’identificano pienamente con una determinata religione. Altre volte interpretano la tradizione cui appartengono in maniera personale. Un quadro che gli studiosi delle religioni e gli addetti ai lavori conosce a fondo. Ma chi non ha dimestichezza con l’interpretazione del significato religioso si trova a navigare al buio e senza orientamento. 

Mito e Rito

 Il primo punto su cui ci soffermeremo riguarda gli approcci al problema, il quale è conosciuto e circoscritto nel concetto di: il mito e il rito, o mito-ritualista, la cui teoria sostiene che: “Il mito non regge da sé, ma è legato a rituali religiosi e arcaici”. 

L’affermazione non è mai stata dimostrata, anche se molti studiosi ritengono che il mito sia una parte, una frazione di tutti quei riti che accomunano gli stessi paradigmi nell’ambito dell’identico gruppo tribale o familiare, senza subire interferenze culturali e religiose, dall’esterno, cioè da altre comunità.

Rito – Scuola

Il secondo è denominato il mito e il rito-scuola, il cui nome fu introdotto da un gruppo di autori che hanno concentrato i loro studi filologici sugli scopi rituali dei miti. Alcuni di questi studiosi, come W. Robertson-Smith, James Frazer, Jane Ellen Harrison, S. H. Hooke, hanno sostenuto il primato del rituale. La cui ipotesi sostiene che: ogni mito è derivato da un rituale particolare e, che la sintagmatica, che è considerata la qualità del mito stesso, non è altro che la riproduzione della successione di un atto rituale. Le cui specifiche sono in netto rapporto con la magia. L’uomo sa a priori o immagina che su questa imprescindibile legge naturale la magia non funziona. Quando infine comprese che il suo preteso diritto naturale non produceva gli effetti desiderati, lo ritennero falso. 

Nuovo Concetto

L’uomo, nel tempo, progredì da quell’idèa originaria sulla legge naturale e conoscibile, elaborando un nuovo concetto, cioè attribuì le cause degli eventi a manifestazioni divine, compiute da esseri invisibili, o comunque da quelle creature che in epoche preistoriche scesero dal cielo per donare all’uomo i primi rudimenti della conoscenza. Alla luce di questa nuova visione ritualistica gli antichi sacerdoti/maghi spingevano la propria comunità sulla via della ricerca del perdono e della misericordia. Solo così si potevano ottenere ciò che questi esseri “divini” gli potessero offrire. Infatti, da questo momento in poi egli (l’uomo) trasferisce quella vastità di poteri, che una volta si arrogava, a nuovi esseri invisibili. 

Nuova Visione

In altre parole, quando l’uomo perse il suo credo, o fu costretto a seguire una nuova visione dei concetti religiosi, le sue capacità “magiche” vennero meno, creando a sua volta un nuovo panorama, elaborando rituali enigmatici, e li giustificò asserendo di voler rimettere in scena tutti gli antichi miti dedicandoli ai nuovi esseri invisibili.

Tuttavia gli arcani rituali, da sempre e fin dove arriva la memoria storica, sono stati combattuti e temuti dalle antiche sovranità del passato. Soprattutto in occidente, il cui costume fu ritenuto un’arte malefica e pericolosa. Più di tutti dal cristianesimo, che sin dalle sue origini l’ha classificato come forma di eresia antitetica al credo cristiano. E’ sufficiente un unico esempio che racchiude questo pensiero ed è quello legato al 415 d.C., anno in cui alcuni monaci nitriani, seguaci di Cirillo, una sorta di banda di esaltati fanatici, uccisero Hipatia o Ipazia, figlia dello studioso Teone, scarnificandola allo stesso modo di come si scuoia un coniglio. La sua unica colpa fu di essere stata una studiosa di matematica, responsabile della scuola neoplatonica di filosofia ad Alessandria. 

Atto di Inciviltà

I seguaci di Cirillo dopo tale deplorevole atto e la determinazione da parte della Chiesa copta di estirpare tutte le altre forme di religione, ritenute eretiche, distrussero, bruciando tutto l’antico sapere dell’umanità. Che a quel tempo era custodito nella Biblioteca e nel Museion di Alessandria, in Egitto. Fu il peggiore atto d’inciviltà gratuita e, forse della storia culturale dell’umanità. In seguito applicarono l’antico decreto emanato dall’imperatore Teodosio. Il quale nel 391 d.C., da Costantinopoli, aveva sancito la chiusura di tutti i templi pagani dell’Impero Romano d’Oriente. 

Perdita Incalcolabile

Un pianto latente e unifico, a distanza di secoli ancora si erge al cielo, per l’incalcolabile perdita. Comunque sia e nonostante la drammatica scomparsa grazie all’acume di qualche sacerdote più lungimirante degli altri qualcosa si è salvata dalla distruzione. Ed è grazie a quei pochi documenti sopravvissuti alla follia dei nitriani che gli studiosi sono riusciti a interpretare molti aspetti della vita religiosa e delle pratiche umanistiche prima dell’avvento del cristianesimo. 

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ricostruzione dell’antica Biblioteca di Alessandria D’Egitto (immagina WEB)

E se ancora oggi alcuni aspetti della storia canonica e dei racconti mitologici dividono docenti e accademici di tutto il mondo, le loro interazioni invece, sono sempre più frequenti e concordanti, come stanno dimostrando i recenti studi, soprattutto nell’ambito dell’archeologia e dell’astronomia.

Punta dell’Iceberg

Questo breve assunto è soltanto la punta dell’iceberg dei concetti primordiali della ritualità dell’uomo. Essi richiedono un lungo studio e ricerca, perché tale esposizione si articola snodandosi in un complesso panorama. Dove i fattori da analizzare abbraccerebbero l’intera genesi umana in tutte le sue sfaccettature. Che vanno dai primi rudimenti di aggregazione familiare per giungere al complesso sistema societario moderno. Passando per ogni singolo aspetto evolutivo dello scenario antropologico dell’uomo; dall’habitat, che ha fortemente influenzato il progresso sociale; dal linguaggio sviluppatosi autonomamente; dalle tradizioni nate in seno ad ogni singolo gruppo familiare o clan e persino dall’alimentazione che, da un certo punto di vista, ha condizionato l’esistenza stesso dell’uomo dal momento in cui apparve sulla terra.  

Mito e Rito come Precursori

In definitiva possiamo affermare che il mito e il rito, sono i precursori dello nascita e sviluppo del concetto di religione. Religione intesa nel termine più ampio, la quale è stata determinata da un unico fattore evolutivo. Sviluppatosi nel momento in cui l’uomo perse la propria consapevolezza di se, recidendo quel legame che lo rendeva parte integrante dell’evoluzione cosmica. Questo venir meno delle sue capacità e le nuove conoscenze che acquisì da altri esseri, lo resero vulnerabile. E se oggi ci ritroviamo assoggettati e schiavi di una falsa realtà evolutiva. Lo dobbiamo a quei sacerdoti che, spinti dal desiderio di acquisire un maggiore prestigio e potere, hanno spinto l’uomo non verso una evoluzione quantica, ma a una de-evoluzione materialistica, in cui domina un potere scellerato e arcontico.

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