Pietra Nera a Salsomaggiore Terme, cosa nasconde il lago?

Il mistero del lago di Pietra Nera.

Ma che cosa è successo al lago di Pietra Nera?“, chiedo quasi con ansia. Sono a Salsomaggiore Terme, in provincia di Parma, in compagnia di Andrea Fabbri dell’Estrema Team, in un momento di pausa della seconda edizione di Mistero in Festival.

La mia domanda nasce da una “voce” che mi è giunta alcune settimane prima.

Non posso dirti molto… vieni domattina al lago e saprai tutto“, mi risponde con un sorriso sornione. “Per ora ti basti sapere che una sommozzatrice del mio gruppo è uscita spaventatissima dalle sue acque… E non è una che si spaventa tanto facilmente, te lo assicuro…“.

Occorre approfondire…

Naturalmente cerco di saperne di più, chiedendo a chi da tempo abita a Salsomaggiore. Non ricevo risposte particolarmente interessanti, salvo una: “So di un pescatore al quale si è rotta la lenza nel tentativo di estrarre dall’acqua qualcosa che però non è mai venuto fuori… e le ricordo che lì, sì, ci sono dei pesci, ma non sono certo grossi perché il lago è molto piccolo. Quindi, cosa ha abboccato? E poi mi hanno raccontato di un <qualcosa> che ha divorato una gallina vicino al bordo dell’acqua“. 

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Arriva il giorno (forse) della verità…

All’indomani sono fra i primi a posizionarmi sotto al groppo di pietra che sta sopra al lago, in attesa che Andrea esponga il “perché” del pubblico incontro.

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Nell’attesa, proviamo ad inquadrare il contesto ambientale. In basso si estende la valle dello Stirone, dall’alto domina il borgo di Vigoleno.

La “nostra” roccia di Pietra Nera, un’ofiolite per l’esattezza, appare come un “unicum” nel contesto paesaggistico. Più precisamente si tratta dei resti della Tetide, il più antico oceano che si conosca.

Mi intrattengo con una persona che abita nei pressi. “Ogni tanto si sentono dei tonfi, ma non è nulla di strano. Si tratta di pietre che si staccano dalla parete rocciosa e cadono nell’acqua“.

Con un po’ di fortuna scambio due parole anche con la proprietaria del lago. “Si formò negli anni Quaranta. Ora lo vede racchiuso fra due alte pareti rocciose, ma una volta c’era unicamente un unico grande blocco di pietra. Lo usavano come cava per estrarre un materiale che serviva per il fondo dei binari ferroviari. Vede laggiù in mezzo al verde? C’era la macina per frantumare le pietre. Comunque, a forza di estrarre, si creò un grosso avvallamento che in parte si riempì dell’acqua che fuoriusciva, seppur a rilento, da ben quattro sorgenti sotterranee. Ma i lavori non vennero bloccati, probabilmente perché di acqua ce n’era poca“.

Si comincia a capire…

Andrea inizia a spiegare “Tutto nasce da una semplice domanda: <come mai la località si chiama Pietra Nera quando, in realtà, la roccia è, sì, scura, ma mostra anche delle sfumature verdastre?>. Da qui è iniziata una lunga ricerca che ci ha portato a scoprire una storia incredibile“.

Fa una pausa ad effetto di pochi secondi. La curiosità del pubblico non può che aumentare. 

Ora vi racconto come è andata. Dobbiamo tornare al tempo della Seconda guerra mondiale. Il Terzo Reich venne a conoscenza di una lastra nera di magnetite seppellita qui nei pressi. Per questo il luogo si chiama <Pietra Nera>… Ma questo rimarrà l’unico mistero risolto… 

Perché il monolite pare riportare segni di un linguaggio sconosciuto. Non chiedetemi come i tedeschi fossero venuti a conoscenza di questa cosa. Non è neppure chiaro come finì sotto tonnellate di roccia.

Fatto sta che, ad un certo punto, l’attività estrattiva divenne sostanzialmente una copertura, anche se il materiale a qualcosa serviva per davvero, cioè per le ferrovie. I tedeschi scavarono, scavarono e scavarono ancora. Ma proprio mentre la lastra iniziava a manifestarsi… ecco il disastro! Una delle falde acquifere venne portata accidentalmente allo scoperto. Il risultato?  Si formò velocemente un piccolo lago fra i due speroni di roccia che sommerse ogni cosa, monolite compreso“.

Tutti i presenti (anche quelli assiepati nei posti più improbabili) stanno pensando la stessa cosa: se quanto è vero, si tratta davvero di una scoperta dall’inestimabile valore archeologico (inutile ricordare che Andrea non intende rivelare la fonte delle informazioni).

È ora di fare qualche ragionamento…

Però c’è qualcosa che mi risulta poco chiaro. In particolare, mi chiedo come sia stato possibile il posizionamento dell’artefatto (ammesso che esista realmente).

Mi spiego meglio.

La roccia di Pietra Nera è lì da decine di milioni di anni. Ora, il manufatto dove si trovava esattamente? Al di sotto della montagnola o dentro di essa?

Nel primo caso, i costruttori avrebbero dovuto scavare un tunnel sotto il massiccio. Ci sono però due ordini di problemi: l’eccessiva profondità dello sperone roccioso, (essendo fuoriuscito dal sottosuolo, non si può certamente parlare di poche decine di metri) ed il presunto luogo di ritrovamento della lastra. Mi spiego meglio. Se i tedeschi l’hanno davvero portata alla luce e poi abbandonata, significa che il livello a cui era stata rinvenuta corrisponde, grosso modo, all’attuale altezza del lago. E, cioè, a pochi metri di profondità. In altre parole a “niente”, rispetto al probabile spessore complessivo del blocco roccioso. Riassumendo, non può essere stata posizionata al di sotto di esso perché occorreva scendere troppo in profondità e perché il ritrovamento pare sostanzialmente superficiale.

Prendiamo ora in considerazione l’ipotesi “monolite dentro la montagna”. Anche in questo caso in problemi sono di due tipi. Il primo, l’inadeguato livello tecnologico della popolazione che avrebbe dovuto perforare la dura roccia del monte ed incastrare il pezzo (se poi contiene davvero una scrittura sconosciuta, a quanti millenni occorre retrocedere la sua formazione e come mai non si sono mai riscontrate tracce di questa importante cultura?). Il secondo, l’impossibilità di comprendere il senso di inserire un artefatto pietroso all’interno di roccia naturale. Che fosse riposto in una grotta? Di questa, però, non esiste nessuna evidenza. A favore di tale ipotesi rimane, come detto, il presunto punto di ritrovamento da parte dei nazisti (cioè a pochi metri dalla superficie).

Arrivano gli approfondimenti…

Ritorniamo al “presente”, cioè ai bordi del lago di Pietra Nera. Qualcuno borbotta che i vecchi raccontano di camionette tedesche trovate in fondo al lago e poi portate fuori.

Andrea riattacca il discorso. “Cosa fare a questo punto? Bisognava scendere nel lago e dare un’occhiata. E così poche settimane fa la <nostra> Nikita si è tuffata nelle sue livide acque. Immersione facile, per un’esperta come lei. Il lago è, sì, torbido ma profondo solo pochi metri.

Ad un certo momento spunta la sua testa. <Andrea, ma cosa stai facendo?!>, mi urla quasi con fastidio. <Guarda che io non sto facendo proprio nulla>, gli rimando sorpreso. Le basta una frazione di secondo per rendersi conto di un potenziale pericolo. E così mi urla di tirarla fuori velocemente dall’acqua.

Poi, con visibile emozione, inizia a raccontarmi la sua esperienza. Stava perlustrando il fondale verso est, cioè quello rivolto all’alta parete rocciosa. È il punto più profondo, saremo sugli otto metri.

Ad un certo punto nota una stretta apertura, a due/tre metri rispetto al terreno sotto i suoi piedi. È troppo piccola per perlustrarla e la luce della torcia fende l’accesso solo per una distanza brevissima. La sua curiosità viene interrotta da un rumore sordo, rauco, come di un rombo lontano… <strano>, pensa, <mai sentito una cosa del genere>. È sorpresa, ma non spaventata. Volta così le spalle alla cavità per osservare la zona circostante. Ed è a questo punto che ode nuovamente quello strano suono. Ora è più forte, proviene distintamente dalle sue spalle, quindi dall’anfratto. Però rifiuta di crederci, non ha senso sentire una cosa del genere in un contesto ambientale così contenuto ed ovattato. Ed è per questo che mi <accusa> di esserne in un qualche modo il responsabile“.

A questo punto, che dire?

Certo che questa storia di Pietra Nera è davvero intrigante. Da una parte una possibile e misteriosa lastra nera istoriata, forse lì dalla notte dei tempi. Dall’altra un’anomalia, forse un <mostro>, forse una strana creatura lacustre.

Così oggi siamo qui per cercare di saperne di più. Nikita scenderà nuovamente, ma stavolta non da sola“.

Il tempo passa. Nel frattempo Andrea assicura che, a prescindere dal risultato di oggi, ritorneranno a perlustrare il lago e con altra strumentazione. Solo dopo una mezzora i due sub risalgono. Parlano di una lastra di vetro e di un fondo melmoso, profondo una quarantina di centimetri. Stavolta l’anfratto rimane silenzioso.

Chissà… forse il <mostro> deve aver pensato: “troppa gente oggi, niente uscite“…

di Stefano Panizza

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