Federico II e la città parmense di Vittoria

Non molti sanno che l’imperatore Federico II costruì una citta chiamata Vittoria alle porte di Parma.

L’antefatto

Ma facciamo un passo indietro di molti secoli. Siamo nel 1200. L’imperatore Federico II è, come al solito, in lotta con il papato. Anzi, sono ai ferri corti, tanto è vero che papa Innocenzo IV lo scomunica per la terza volta.

Nel 1247 Parma, allora città ghibellina, cioè imperiale, ne approfitta per cambiare bandiera dopo trent’anni. È stanca del malgoverno degli scagnozzi di Federico II che, naturalmente, si vendicano. Distruggono le case dei nuovi guelfi, che in parte si salvano scappando a Piacenza. Ma ritornano e sconfiggono i vecchi padroni. La città apre loro le porte, felice.

Quando Federico II viene a sapere della faccenda va su tutte le furie. “Ma come, ora che sto attraversando un momento così difficile, anche la fedele Parma si ribella? Qui ci vuole una lezione coi fiocchi”, pensa “e con uso abbondante di sale”, conclude. Così, raduna il proprio esercito spalleggiato dai Cremonesi, dai Reggiani e dai Modenesi, oltre che dal figlio Renzo e dal temuto Ezzelino da Romano, l’uomo più “cattivo” del tempo.

In difesa di Parma accorrono, però, i Piacentini e le milizie di altre città. Non dobbiamo pensare, in verità, a sterminate distese di uomini. Siamo nel medioevo, la popolazione è scarsa. Si stima che Federico II abbia con sé alcune migliaia di uomini e che Parma conti su poco di più.

Nasce Vittoria

Bene… si avvicina alla città, ma è conscio che l’assedio non sarà né breve né facile. E cosa fa, allora? Costruisce a sua volta una città nei pressi di quella da assaltare. E la chiama… Vittoria! Siamo nel mese di luglio del 1247.

Come d’abitudine, ad individuare il posto ed il momento esatto di inizio lavori di questa Vittoria sono gli astrologi (controllano, cioè, che Marte, dio della guerra, sia in una determinata posizione astrale).

Si inizia. La forma di Vittoria è quadrata, con un diametro più o meno di un chilometro. All’interno di ampi fossati e mura con otto torri, sorgono le abitazioni, gli alloggi per i soldati, una zona imperiale, una chiesa, il tutto in pietra e legno. Ci sono pure un giardino zoologico, un harem, una biblioteca, una bottega in cui si conia la moneta, il cosiddetto Vittorino. Gli abitanti di Vittoria? Soldati, funzionari, operai, prostitute.

Insomma, non manca niente per essere una vera città.

Dove si trova Vittoria?

Già, ma dove nasce, esattamente? E, qui, iniziano i problemi.

Fra Salimbene De Adam, il noto storico medioevale parmigiano, scrive che Vittoria viene costruita presso un villaggio di nome Grola (l’attuale paese di Vicofertile, dal nome della ruota di un mulino là ubicata?).

Altri autori, invece, parlano di un borgo chiamato Fragnano (oggi località Fognano?).

L’ipotesi più probabile, però, è che Vittoria si trovi alla periferia ovest dell’attuale Parma. In linea di massima, il lato nord sarebbe costituito dalla via Emilia, il lato est da via Abbeveratoria/via Fleming, il lato sud dal parco Colli, il lato ovest da via Ferrarini/via Pini.

La città è pronta, ma l’assedio va per le lunghe. Le spie che Federico II invia dentro alla città, dentro a botti e carri di fieno, vengono per lo più scoperte e giustiziate. Sa, però, che il centro abitato non può resistere a lungo perché la popolazione sta patendo la fame. Anche nelle campagne vicine non è che se la si passi molto meglio. I villaggi sono deserti e le campagne incolte. I predoni ed i lupi vagano indisturbati. Ma i parmigiani non mollano.

Il giorno della gloria

Il 18 febbraio del 1248 succede qualcosa. Come in altre occasioni, e quasi annoiato da questa situazione di stallo, Federico II va a caccia sulle sponde del fiume Taro. Dalle mura della città sanno di questa sua abitudine e lo tengono d’occhio. Tale Bacialupo lo vede uscire con un gruppo di cavalieri. In fondo da Porta Santa Croce (l’attuale barriera D’Azeglio) e l’accampamento la distanza non è molta. Senza il capo la Vittoria è vulnerabile.

Alle ore 9 scatta il piano previsto. Due manovre diversive impegnano una parte dell’esercito assediante. L’altra parte rimane dentro ad oziare disarmata. Se Federico II se ne è andato vuol dire che è tutto sotto controllo, si pensa. E, poi, chi oserebbe attaccare Vittoria? Mica certo quegli straccioni dei parmigiani che non hanno più nulla da mangiare. Grave errore…

Gli assediati avranno anche fame, ma sono molto motivati, addestrati e con ottimi comandanti. In più, hanno dalla loro parte l’effetto sorpresa. Infatti, Vittoria… esce sconfitta. Alle 12, dopo 232 giorni di assedio, la popolazione di Parma si riversa nell’accampamento ormai allo sbando. È forse il giorno più nobile nella storia millenaria della città.

Vittoria sparisce

Come d’uso, non sono previsti “sconti”. A Vittoria si trova di tutto. Cibo, gioielli, soldi, vestiti, armi, leoni (!) e… donne. Ma, soprattutto, la corona imperiale! Che umiliazione per Federico II! Per fortuna che non verrà mai a sapere che a prenderla è un ciabattino nano, detto Cortopasso. Costui, per un po’ di tempo, è l’uomo più famoso della Cristianità.  Da lontano, vedendo alto salire il fumo, Federico II intuisce la disfatta e si dirige verso l’alleata città di Cremona, che nella battaglia ha perso il Carroccio. Ora è in bella mostra dentro al Battistero di Parma, come bottino di guerra.

Alla sera il popolino ubriaco brancola per le vie di Parma con indosso abiti di seta e porpora (e ringrazia gli astrologi che non hanno considerato nella tempistica edile l’influsso nefasto della costellazione del Cancro).

Di Vittoria non rimane nulla. Il legno finisce bruciato e le pietre vengono riutilizzate per nuove costruzioni. La sua memoria si perde nel tempo. Così come l’ubicazione di molti suoi tesori. Fra Salimbene scrive che “…oro, argento e pietre preziose sotterrati in orci, cassette e sepolcri restano nel luogo dove sorgeva la città di Vittoria, ma non si conosce dove siano sepolti”. Chi possiede un metal detector non ha che da mettersi all’opera…

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