“Fake news”, un mondo complicato e pericoloso

“Fake news” qua, “fake news” là. Ormai ogni aspetto della nostra vita sembra accompagnato dalla loro ingombrante presenza, che ci si creda o meno non fa differenza. Ma facciamo un passo all’indietro.

Quando si parla di UFO, ma anche più in generale di “misteri”, il coinvolgimento con il così detto cospirazionismo è inevitabile. Perché è convinzione di molti che si occupano di questa materia che la “verità” sul fenomeno sia occultata dai governi, servizi segreti e quant’altro. Insomma, sono sicuri che “chi sa, non parli”.

Vediamo ora di spendere due parole sulla faccenda. Non tanto su quale sia la “reale” storia degli UFO, piuttosto sui meccanismi che, secondo gli “scettici”, stanno alla base di un falso convincimento come questo. 

Stiamo, dunque, parlando di “fake news”, cioè di false informazioni.

A scanso di equivoci, va detto che le “bufale” ci sono sempre state. Ma, a differenza del passato, oggi la loro diffusione è maggiore, soprattutto grazie ad Internet. Si pensi ai “social”, una sorta di “bolla” che sembra fatta apposta per non aiutare il confronto fra le persone, visto che la sua logica operativa prevede che venga presentato all’utente solo ciò che è conforme alle caratteristiche del suo profilo. Ad esempio, gli propone solo “amici degli amici” e gruppi simili a quelli a cui è già iscritto.

Insomma, “ti mette in contatto solo con quelli che la pensano come te”.

In questo modo, l’utente tende a convincersi che il mondo sia fatto a sua misura e che il suo pensiero sia piuttosto condiviso. Quindi, ha una spinta ancora più forte, oltre al proprio ego, a scartare tutto ciò che contrasta con il suo paradigma. Detto in altre parole, ad esempio, a forza di sentire discorsi possibilisti sui così detti “rapimenti alieni” si convince che le cose stiano davvero così (con tanti saluti al buon senso critico).

Ma perché i “social” si comporterebbero in questo modo? Per far piacere all’utente e mantenerne così l’adesione alla piattaforma web.

Si pensi, poi, al motore di ricerca di Google. Le richieste vengono automaticamente indirizzate in base a quelle precedenti che l’utente ha già inserito sullo stesso argomento. In pratica, non gli propone niente di davvero nuovo.

Detto questo, che cos’è nella sostanza una “fake news”?

Per gli “scettici” è la convinzione, figlia di un atteggiamento cospirazionista, che le fonti ufficiali (intese nel senso più ampio del termine) non raccontino la verità. E come mai si comporterebbero in un modo così eticamente discutibile? Perché gli scienziati, i politici e più in generale gli uomini di potere sono pagati dalle industrie affinché tutelino i loro biechi interessi economici (cioè, queste “gli fanno dire loro quello che vogliono”).

Ma i “cospirazionisti”, va detto, non si limitano a denunciare. Perché si impegnano per fornire una versione diversa da quella che circola. Cioè, la verità “vera”…

Il pensiero degli “scettici”

Ed ecco cosa sostengono gli “scettici” su questo indubbiamente affascinante mondo alternativo:

  • A crederci è gente colta, perché i fanatici delle “fake news” sono laureati, non gente ignorante.
  • Le sue storie non sono comprovate. In pratica, vengono formulati giudizi categorici e con pochi dati a disposizione, fra i quali si trovano collegamenti di fantasia.
  • Elimina i dati che non si incastrano con la teoria ufficiale.
  • Credere in esso risponde a bisogni psicologici (atteggiamento che porta a rifiutare una realtà non gradita, a semplificare e dare una logica ad un mondo complesso e a volte dominato dal caso, a sostituire risposte che non piacciono con altre più gradite, a dare spiegazioni che la Scienza non è ancora in grado di fornire, a dividere il mondo in “buoni” e “cattivi”, a trovare conferma alle proprie idee, alla necessità di crearsi un nemico sul quale sfogarsi, a vincere la depressione ed aumentare l’autostima, etc).
  • Il pubblico finisce per credere alle storie di questo “mondo alternativo” per pigrizia mentale, visto che è una sorta di pacchetto preconfezionato che non presenta zone d’ombra.
  • Un pensiero che circola è che “se in esso vi crede la maggior parte delle persone, allora ci si può fidare dei suoi contenuti” (ma serve anche per evitare il fastidio di dover gestire le inevitabili critiche).
  • Per “ragioni evolutive” solitamente è l’istinto che prevale sulla ragione (che però permette di analizzare e capire i fatti).
  • Quando il “mondo alternativo” ha a che fare con la salute, piace ancor di più. Perché le cure “farlocche” sono facili da realizzare, da comprendere, da somministrare, sono gratis (a volte) e vanno bene per tante malattie. Senza considerare che, in certi casi, l’inventore sperimenta su sé stesso la cura (ma a quel punto, come non dargli fiducia?).
  • I veri complotti vengono svelati nel giro di poco tempo (vedi il caso Watergate). Cioè, se una cospirazione dura anni, significa che non è una vera cospirazione. E, poi, quelle autentiche coinvolgono poche persone, si arriva prima o poi ad avere prove reali della loro esistenza e nascono da un perché ben preciso. Un classico esempio è la storia delle scie chimiche. Perché, sempre a dire degli “scettici” a nomi dei quali, lo ricordo, in questo momento stiamo parlando, sottintenderebbe il silenzio di milioni di persone fra piloti, tecnici e quant’altro. E non vi sono evidenze convincenti della sua esistenza, ripetono, la storia va avanti da troppi anni e non è chiaro quali siano le motivazioni alla base. Per qualcuno si tratterebbe di rallentare l’effetto serra, per altri di praticare uno sterminio etnico, per altri ancora di facilitare le comunicazioni. Della serie “troppe risposte, nessuna risposta”.
  • Una determinata “fake news”, anche se non è creduta, finisce per instillare il dubbio che dell’argomento di cui parla ci sia comunque qualcosa che non torni (ad esempio, “d’accordo, nell’Area 51 non ci sono alieni ma chissà cosa nasconde”).
  • Senza dimenticare l’effetto domino che una “bufala” ha (“se un certo complotto esiste, allora ne possono esistere altri”).
  • Se i singoli individui possono avere un dubbio sulla bontà del “mondo alternativo”, quando condividono le proprie idee con altri che la pensano allo stesso modo, ogni incertezza sparisce (insomma, “l’unione toglie i dubbi”).
  • I media controllano a fatica la genuinità delle notizie che pubblicano, perché il giro di informazioni è troppo rapido.
  • Una pagina web con “fake news” ha molte visualizzazioni, quindi permette lauti guadagni per le inserzioni pubblicitarie che contiene (cioè, le cospirazioni “rendono”).
  • I “complottisti” puntano sul fatto che non è possibile dimostrare la “non esistenza” di una cosa. Ma le regole della Scienza sostengono che si debbano portare prove solo per una affermazione positiva. Cioè, una asserzione negativa è indimostrabile per definizione, in quanto, come si usa dire, “non si può dimostrare che non esistono corvi rossi, perché non si possono controllare tutti i corvi del mondo”.
  • Sempre gli “scettici” sostengono che debba parlare solo “chi sa”, e che anche uno solo può avere ragione e la maggior parte della gente torto (insomma, “il sapere non è democratico”).
  • La cospirazione ha più successo se si instaura in contesto già consolidato (ad esempio, se si è razzisti, una cospirazione con al centro un determinato gruppo etnico può avere più successo).
  • Per un evento forte, deve per forza esistere una cospirazione forte, dicono i “cospirazionisti” (ma non è vero, si pensi alle Brigate Rosse, terrore degli anni Settanta, e alla storia dimostratasi falsa del “Grande Vecchio” che le dirigeva).
  • Più si ripete una bugia epiù questa diventa vera (“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”, la frase è attribuita a Goebbels, il gerarca nazista, ma forse è una bufala pura questa, però il senso è condivisibile ed inequivocabile).
  • Il cospirazionismoinduce sfiducia in ogni istituzione, è razzista, può fare danni (come il rifiutare determinate cure mediche) e far sprecare energie in battaglie inutili, anziché utilizzarle per combattere i veri problemi.
  • Nel migliore dei casi, il “cospirazionista” si limita a instillare il dubbio ea porre sullo stesso piano la teoria accademica e quella alternativa, quando in realtà hanno pesi molto diversi.

Alcune considerazioni su quanto detto

Quindi, dopo questa lunga sequela di “contro”, gli “scettici” hanno davvero ragione?

Come sempre, la verità è più complicata di come sembra. Perché nella loro produzione letteraria è possibile trovare generalizzazioni (ad esempio, sono messi sullo stesso piano contenuti che hanno una forza decisamente diversa), denigrazioni personali (il “cospirazionista” è un “malato” di tante cose) e troppa ed irritante ironia ai limiti della saccenza. Ma, soprattutto, e questo è il particolare più preoccupante, mostra una colpevole “dimenticanza” di tutte quelle parti del discorso che condizionano pesantemente il giudizio finale (che necessariamente non deve essere “tutto vero o tutto falso”). 

Certo, l’uso della ragione è raccomandato, forse un po’ meno il così detto “rasoio di Occam”, quello che sostiene, in poche parole, “che probabilmente la spiegazione più semplice è quella vera”, perché in questo modo si può spiegare (banalmente) quasi tutto.

Così come è vero che un complotto può essere pericoloso (vedi il così detto “Pizzagate”, dove un uomo si convinse erroneamente che la tal pizzeria fosse un luogo di pedofili, tanto da entrarvi e sparare, per fortuna senza uccidere nessuno).

A questo punto, che dire?

Che bisogna prendere buona nota di quanto gli “scettici” affermano (ma con i necessari distinguo), chele“bufale”esistono, ma pure che non tutto quanto è ritenuto “ufficialmente” falso lo è. In fondo, per usare una frase tanto cara sempre ai soliti “scettici” i quali ripetono che “fatti straordinari richiedono prove straordinarie”, solitamente la realtà ama prendersi gioco delle rigide prese di posizione. Pensiamo, ad esempio, al caso di Galileo. La sua era sicuramente una affermazione straordinaria per quei tempi (“la Terra gira attorno al Sole”), che richiedeva prove straordinarie. La Chiesa gliele domandò (sì, perché le cose andarono davvero così). Le fornì? Mica tanto. Ad esempio, la Chiesa fece questo ragionamento: “se è vero che la Terra gira attorno al Sole, allora una medesima stella la si deve vedere spostata sullo sfondo del firmamento nel corso dell’anno, perché cambia il suo punto di osservazione”. È la così detta “parallasse”. Galileo, colpa la scarsa precisione degli strumenti, non fu in grado di portare questa “prova straordinaria”. Ma aveva ragione. Insomma, un po’ di elasticità iniziale di fronte a eventi che vanno contro l’ordinario è doverosa.

In ogni caso, ritengo che le “fake news”possano generare un atteggiamento intellettuale piuttosto pericoloso. Sì, perché rischiano di trasformarela “verità” in un mero punto di vista. Una storia degna figlia del nostro tempo, mi verrebbe da dire, in quanto oggi sembra non esistere più una conoscenza capace di attingere ad una realtà oggettiva e assoluta. Ed è scomparsa pure una morale universale, con i suoi principi etici riconosciuti da tutti.

Chiudiamo una riflessione su quella che è ritenuta una delle “fake news” più famose: il falso allunaggio, della serie “non siamo mai andati sulla Luna”.

La convinzione di chi scrive è che lo sbarco sia avvenuto per davvero e nei tempi e modi raccontati (troppo sono le prove in tal senso). Ma alcune fotografie del tempo lasciano davvero perplessi. Ed ecco che, più semplicemente, potrebbe trattarsi di immagini artefatte per compensare quelle di scarsa qualità realizzare sul suolo lunare. A questo punto, rimarrebbe un’unica cosa da fare: analizzarne gli originali. Già… ma la NASA ha ammesso che i filmati autentici dello sbarco sulla Luna del 1969 sono stati cancellati o sovrascritti da altri realizzati nelle successive missioni spaziali. Già… ma come è possibile che la documentazione visiva di uno dei momenti più importanti della storia dell’Uomo abbia fatto questa triste fine?…

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