Salsomaggiore Terme: cosa accadde quella notte?

Indagine a Salsomaggiore di Stafano Panizza.

Mi trovo in uno splendido attico che regala un’altrettanta splendida vista aerea di Salsomaggiore Terme, in provincia di Parma. Sono in compagnia di una signora che ha da raccontarmi una storia davvero strana, anzi, devo dire una delle storie più strane che abbia mai sentito.

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Salsomaggiore Terme

Siamo a luglio 2006. Lo ricordo bene perché erano in corso i Mondiali di Calcio. Più o meno è l’una di notte e sto guardando alla televisione.

Ad un certo punto sento un rumore fortissimo che sembra quasi voler entrare in casa, da tanto è vicino, e che mi fa letteralmente sobbalzare sul divano. Proviene dalle mie spalle, idealmente poco al di fuori della finestra che da su un piccolo terrazzino. Come definire questo rumore? Mi ricorda un motore, ma non di un’auto, piuttosto di un macchinario. Mi alzo per controllare. Purtroppo ho appeso un lenzuolo dal bordo inferiore del tendone che ripara l’apertura, così non ho la vista del balcone.

Sono confusa.

Ad un certo punto, sento un <botto>. Poi il rumore inizia a mutare. Da forte e fastidioso, si trasforma in una sorta di sfregamento di catenine da collo, che non disturba più come prima. Poi, a poco a poco, il suono si spegne.

Purtroppo sono in casa da sola e non mi fido ad andare sul terrazzino a controllare (e non ci sono gli altri condomini, a luglio via per le ferie). Anzi, ora la sorpresa e l’incertezza dei primi momenti si è trasformata in terrore! Chissà cosa c’è sul balcone!

Esco dalla porta di casa e mi fermo sul ballatoio. Da lì chiamo il 113. Ma non risolvo il problema perché l’operatore mi inviata a controllare, prima di inviare una forma di soccorso (Nda curioso il comportamento del telefonista…). Decido di lasciar perdere perché non ho nessuna intenzione di muovermi da dove sono. E così rimango lì tutta la notte e senza chiudere occhio, nonostante il silenzio tombale che regna nel condominio”.

Iniziano le sorprese…

Come albeggia, rientro in casa. E la paura mi torna d’incanto. Perché sul bordo del tendone sono apparsi due anelli neri, paralleli e perfettamente circolari. Poi, nella loro parte centrale, campeggia un cerchio scuro. Insomma, sembrano proprio due occhi che mi fissano!

Ma stavolta mi faccio coraggio ed esco sul terrazzo a controllare.

Sorpresa! 

Il piano che ogni mattino ritrovo pieno di foglie da raccogliere, è completamente pulito. Mi chino a controllare le mattonelle per trovare un residuo di qualunque cosa sia stata presente la notte prima. Non c’è proprio nulla! Mi accorgo però di alcune graffi e di una lunga crepa. Sono sicuro che il giorno prima non ci fossero, anche i graffi, che sembrano di poco conto, perché ogni mattina lavo ogni singola mattonella.

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Sono molto perplessa ma mi tranquillizzo perché il fenomeno sembra davvero finito.

Il tempo passa e a poco a poco gli <occhi> spariscono”.

Il mistero si infittisce…

Un giorno si mette a piovere e vicino al soffitto comincia ad allargarsi una macchia di umidità. Chiamo un muratore. <Dipende dal camino, dove si è aperta una grossa crepa>, sentenzia.

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Non riesce a spiegarmi, però, che cosa possa averla provocata. Rimango perplessa. Ma lo sono ancor di più perché ora sul tendone sono apparsi quattro cerchi bianchi paralleli e collegati fra di loro da una striscia.  Si stagliano contro… ehm… lo sporco che da tempo lo impregna.

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La cosa curiosa è che la tela si bagna ma non all’interno dei cerchi. E da allora sarà sempre così (NdA il cerchio di sinistra, rispetto a chi guarda, appare leggermente meno definito). Solo se piove molto si forma al loro centro una piccola macchia di umidità che man mano si allarga. A proposito di sporco… dentro al cerchio non si deposita mai!“.  

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Inizia l’indagine…

Proviamo a schematizzare per cercare di capire cosa possa essere successo.

Il “fatto” è costituito dal rumore simile a quello di motore, dal <botto> e dal suono di catenine.

Un probabile collegamento ad esso sono gli <occhi> ed i cerchi sul tendone, il terrazzino pulito e le crepe.

Un possibile nesso, la crepa nel camino.  

Ho consultato la casistica degli avvistamenti ufologici avvenuti a Parma e provincia di quel periodo ma nessun caso è presente per l’intero 2006 a Salsomaggiore Terme.

A questo punto l’unica spiegazione di tipo convenzionale che mi viene in mente è quella del “drone”. Ricordo che si tratta di un piccolo velivolo aereo telecomandato a distanza, che genera un forte rumore e le cui pale in rotazione possono spazzare via quanto di leggero è depositato sul terreno.

Anche se, a pensarci bene, la presenza di droni in ambito civile nel 2006 mi sembra piuttosto inverosimile.

Comunque, abbracciando questa ipotesi, potrebbe essere andata così:

il drone arriva (forte rumore), va fuori controllo e colpisce il camino (<botto>), cade sul terrazzino (crepe) e poi riparte”.

Questa teoria non riesce però a giustificare alcune, anzi, troppe, evidenze.

Se l’urto con il camino è stato talmente forte da danneggiarlo, come è possibile che la macchina abbia potuto ripartire e che non abbia lasciato sul terreno qualche pezzo di meccanica o di telaio (terreno, tra l’altro, colpito a sua volta, tanto da rovinarlo)?

Inoltre, la distanza fra il camino ed il bordo del tetto che sporge sul terrazzino è di alcuni metri. Ora, le tegole lungo il percorso non sono state danneggiate. A questo punto i casi sono due.

Prima situazione, l’urto è stato talmente violento da far saltare l’apparecchio direttamente sul pavimento. Questo, però, cozza con la considerazione fatta sopra ma anche con la mancanza di tracce d’urto contro il muro del parapetto, poco distante dal’ipotetico punto di impatto sul pavimento, e di trascinamento sul quest’ultimo. Insomma, l’energia cinetica doveva pur scaricarsi in un qualche modo e lasciare dei segni visibili.

Seconda situazione, il macchinario era talmente leggero da essere scivolato sul manto di tegole. Obiezioni: in questo caso, non avrebbe avuto la forza per danneggiare né il camino, né il pavimento (ricordate le crepe e i graffi?).  

Poi, la testimone parla di un forte rumore e poi di un suono più delicato. In altre parole, non pare esserci stato il frastuono della ripartenza (simile a quello di arrivo). 

Inoltre, almeno ai giorni nostri, se l’operatore perde il controllo di un drone, questo non precipita, ma si libra a mezz’aria. Quindi, se è caduto, significa che era presente un guasto, pertanto mai avrebbe dovuto rialzarsi.

Mi chiedo anche, a quei tempi da che distanza erano telecomandabili? E lo si poteva fare pur sparendo dalla vista dell’operatore? Ricordo che, nel caso in questione, si tratta di una mansarda, quindi di un appartamento posto all’ultimo piano di un palazzo e l’apparecchio, nella caduta, era sicuramente sparito da qualunque visuale circostante.

Rimane, poi, poco comprensibile che cosa ci facesse un drone sopra un’abitazione privata a salsomaggiore ed all’una di notte.

Naturalmente, in questa ottica, non hanno alcun senso neppure le apparenze tondeggianti sul tendone e le relative caratteristiche, né come collegamento ai fatti, né in senso assoluto. Da quest’ultimo punto di vista, infatti, come mai è ancora presente e distribuita in forma circolare una sostanza che appare come idrorepellente?

Il parere dell’esperto…

A questo punto non mi rimane che parlare con chi i tendoni li tratta per mestiere. Gli mostro la foto dove si palesano i quattro cerchi.

Io credo che siano il risultato di getti di aria molto calda. L’alta temperatura, infatti, contrae le fibre sintetiche della tela. In questo modo essa non assorbe più nulla, né acqua né sporco e spiegherebbe anche le forme circolari. Anche se non ho idea di cosa possa aver provocato questo fenomeno. Non si tratta sicuramente di spruzzi di olio perché questo lascerebbe il segno della sua colata verso il basso. Sulla striscia biancastra che unisce i quattro cerchi, potrebbe trattarsi del risultato di acqua residua che si deposita quando il tendone viene richiuso. Si tratta, però, di un fenomeno temporaneo perché non è che piove tutti i giorni e quindi, a tendone aperto, il liquido evapora. Sinceramente non ho mai visto nulla del genere“.

Le conclusioni…

La spiegazione, nella sostanza, complica ancor di più la faccenda svoltasi a salsomaggiore, perché risulta evidente di come un drone, che ha un motore elettrico, non possa generare flussi di gas caldo (in ogni caso rimarrebbe da giustificare la sequenza di quattro cerchi equidistanti posti sulla stessa linea).

Un aiuto per capire cosa sia davvero successo potrebbe forse venire dall’analisi dei campioni di tela. Ma la signora non sembra interessata. “Quella notte è capitato qualcosa di strano, anche se non ho idea di che cosa si sia trattato. E non ho bisogno di esami chimici per esserne sicura”.

Il caso di Salsomaggiore, dunque, rimane senza una reale risposta.

1 comment

  1. molto strano da rimanere perplessi !!!

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