Nefertiti e la sua tomba: il mistero delle recenti scoperte

Negli ultimi 5 anni sono state condotte almeno tre indagini nella Valle dei Re per cercare la tomba della regina Nefertiti.

La prima indagine del 2015 ipotizza la presenza di una stanza segreta adiacente alla tomba di Tutankhamon. Un anno dopo una seconda indagine smentisce il ritrovamento. Infine una terza, fatta nel 2017 chiarisce ogni dubbio. Abbiamo forse trovato la tomba della regina Nefertiti?

Le pitture presenti nella tomba di Tutankhamon le quali nasconderebbero l’entrata a due stanze segrete

Nel 2015 viene fatta la prima indagine a Luxor e si dimostra l’esistenza di due camere segrete. L’allora Ministero delle Antichità conferma la scoperta. Poi le cose però cambiano drasticamente.

Prima il Ministro delle Antichità cambia e ne viene eletto uno nuovo. Poi interviene la National Geographic (che finanzia il progetto). Parte così una seconda ricerca che non soddisfa le aspettative. La terza e al momento ultima indagine, coinvolge non solo la National Geographic ma anche l’Università di Torino e di Livorno. Il team decreta che le stanze non possono essere tombe. Confermano però che vi sono comunque due particolari anomalie su cui si deve indagare meglio.

Nefertiti, un mistero che non trova soluzione

Siamo in Egitto, ad un passo da Luxor, in quell’area archeologica dove ad inizio del ‘900 Howard Carter scoprì la tomba di Tutankhamon e la sua maschera funeraria dorata. Considerata la più grande scoperta del secolo, ha permesso di conoscere meglio il faraone bambino e la vita all’interno delle dinastie egizie.

La tomba del faraone e la famosa maschera funeraria dorata.

La zona è in parte ampliamente inesplorata. Nella Valle dei Re sono presenti i più grandi ritrovamenti archeologici. Questo porta ad ipotizzare che potrebbe essere il luogo esatto, dove poter trovare anche la tomba della regina.

Nefertiti ha avuto un ruolo importantissimo in quanto Gran Sposa Reale del faraone Akhenaton e matrigna di Tutankhamon. La figlia della regina ha poi sposato il faraone bambino. Inoltre, alla morte del marito, secondo molti studiosi avrebbe regnato per un breve periodo prima di cedere il regno a Tutankhamon.

Per questo nel 2015 l’archeologo Nicholas Reeves decide – con il patrocinio del Ministro delle Antichità – di esplorare due delle quattro mura della stanza del faraone Tutankhamon. Qui Reeves scopre che i dipinti che le ricoprono porterebbero ad un corridoio con due stanze.

La sezione dimostra le stanze segrete scoperte da Reeves

Una stanza precedentemente utilizzata come magazzino ed un’altra, più grande, dedicata alla sepoltura della regina Nefertiti: la sua tomba infatti non è mai stata trovata nonostante sia uno dei personaggi più importanti del cosiddetto Nuovo Regno. Il suo busto è conservato al Neues Museum di Berlino ed è tuttora conteso tra Egitto e Germania.

La scoperta del nuovo millennio

La scoperta delle stanze fa il giro del mondo e nonostante venga celebrato anche dal Ministero delle Antichità d’Egitto (la carica in assoluto più potente nel patrimonio archeologico) si richiede una ulteriore verifica. Il Ministro in carica cambia – dopo pochissimo tempo, cosa che accade raramente – e successivamente viene coinvolta la National Geographic.

Da qui una seconda indagine che smentisce la scoperta. Ed infine nel 2017, una terza più sofisticata indagine. I risultati sono apparsi nella primavera del 2020. Il gruppo composto da Università di Torino, Università di Livorno, National Geographic e Ministero delle Antichità conferma che queste tombe non esistono.

Nel 2020 il team italiano pubblica i suoi risultati

Questa ultima indagine – con protagonista il prof. Francesco Porcelli – ha dimostrato due effettive anomalie nelle vicinanze della tomba di Tutankhamon. La presenza di anomalie è probabilmente corrispondente alla presenza di vuoti sotto il terreno (quindi stanze). Ma non sappiamo ancora se le stanze sono effettivamente tombe. Questo è dimostrato anche dal fatto che esiste una correlazione tra la morfologia del territorio (anomalie, appunto) e la presenza di siti archeologici.

Il lavoro del prof. Francesco Porcelli però ha permesso una mappatura più completa dell’intera Valle dei Re. Questo facilita tutte le future ricerche in loco ma ci lascia con l’interrogativo relativo a cosa potrebbero nascondere tali anomalie.

Solo una ulteriore indagine con i nuovi mezzi di esplorazione, potrà darci una risposta definitiva.

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