Clipeologia, l’eredità degli antichi Dei sulla terra

La Clipeologia è quella branca dell’ufologia che osserva e studia documenti, disegni, incisioni rupestri e dipinti che non hanno alcun fondamento scientifico ed è orientata a ricercare tracce di una presunta presenza aliena in epoca preistorica ad eccezione dei reperti archeologici dei quali, invece si occupa l’archeologia spaziale.

Antica raffigurazione di clipeologia
Antica raffigurazione di clipeologia

Tutti quei ritrovamenti come i disegni raffiguranti esseri ed oggetti che richiamano antichi esseri provenienti dalle stelle, portano la nostra mente ad interpretarli in vario modo nel tentativo di trovare spiegazioni dettate da tutto ciò che circonda da sempre il mistero UFO, un po’ come quando osservando le nuvole ognuno di noi attribuisce ad esse delle immagini come se fosse dello zucchero filato.

Certo non escludiamo, nel modo più assoluto, che vi siano altre forme di vita molto più evolute di noi ma sino a quando non si avremo certezze inappuntabili avremo sempre dei dubbi.

Una cosa è certa: questi reperti sono presenti in tutto il mondo, quindi qualcosa vorrà pur significare.

Richard Stother, scienziato e ricercatore NASA, ha rivelato la presenza su alcuni documenti di riferimenti ad incursioni di oggetti non identificati nei cieli risalenti, a quanto pare, all’epoca romana. Stother, docente matematico presso Harward (morto nel 2009) ha lasciato una raccolta di traduzioni di testi di clipeologia che riportano visioni  di molteplici avvistamenti avvenuti anni fa.

Gli UFO nella storia antica

Lo storico Flavio Giuseppe (65 d. C.) racconta di un avvistamento avvenuto in Giudea nel suo libro “Antichità Giudaiche“: diversi testimoni oculari videro (così viene descritto) il Paese dei Battaglioni armati in cielo attraverso le nuvole. In quel contesto l’esercito romano stava combattendo contro l’esercito di Mitridate VI (l’attuale Turchia) quando all’improvviso vide uscire dal cielo un oggetto luminoso a  forma di grappolo, di colore simile all’argento fuso. Plutarco lo menziona nel 74 d.C. e Stother fa notare che un meteorite di colore nero cadendo sulla superficie terrestre avrebbe lasciato un cratere nell’antica Frigia.

Precedentemente 218-201 a.C. a cavallo della II guerra Punica, Livio parla in una minuziosa descrizione, navi fluttuanti osservate nel cielo, un chiaro esempio di clipeologia. Ancor prima a Roma erano stati osservati volare degli oggetti a forma di scudo. Il tutto confermato dalle autorità dell’epoca ed in particolare dal Pontifex Maximum.

Nel 196 a.C. Cassio Dione parlò di una pioggia “d’argento” che caduta sul Foro di Augusto affermando che con la polvere raccolta ricoprì due monete di bronzo, anche se il quarto giorno la misteriosa sostanza scomparve.

Altre due piogge anomale vennero registrate a Calse e a Roma,con chiari riferimenti ai cosiddetti “capelli d’angelo” una sostanza gessosa e vetrosa di cui si ne parla in alcune occasioni ancora oggi.

Plinio il Vecchio, Eschilo, Valerio Massimo furono tutti testimoni di strane apparizioni nei cieli e ci lasciarono racconti di clipeologia. Come si può spiegare tutto questo?Il mistero aleggia.Nel 150 d.C. il fratello di Papa Pio ebbe una strana visione: “una bestia multicolore sulla cima, con raggi infuocati al di sotto. Scendendo essa sollevò una grande nube di polvere  e si intravide la presenza di una fanciulla vestita di bianco.

Clipeologia e paleoufologia

Questo campo di indagine è chiamato, oggi, Clipeologia e Paleufologia ed è considerata una pseudoscienza poiché riconosciuta dalla comunità scientifico-accademica. Secondo alcuni ufologi per primi “contatti” si sarebbero verificati con esseri provenienti dalla Grande Nube di Magellano,esseri mili ad alieni incontrati dai contattisti moderni.

La Paleufologia racconta che gli extraterrestri abbiano avuto una certa influenza nello sviluppo della specie umana. La Clipeologia, invece, sostiene che in vari momenti del passato si siano verificati visite e contatti con esseri extraterrestri.

La specie umana potrebbe quindi essere “il frutto di una creazione” programmata, di una ibridazione condotta sugli ominidi presenti a quel tempo sul nostro pianeta.Essi, quindi, avrebbero accelerato l’evoluzione spontanea della nostra specie ed i contatti con sarebbero continuati nel tempo.

Di conseguenza, le divinità antiche dei Maya, degli Aztechi, degli Egizi, dei popoli mesopotamici sarebbero in realtà visitatori spaziali, divinizzati. La teoria degli antichi astronauti avrebbe prove certe, verificabili, in alcuni elementi di architettura e decorazione antica nelle quali vengono raffigurati esseri simili a degli astronauti.

Dei, eroi e ritrovamenti

Molti i reperti, trovati in varie parti del mondo, provocano notevoli discordanze riguardanti l’attribuzione delle loro origini. Uno di questi oggetti, causa di discussioni controverse tra gli studiosi, è la Stele di Palenque, sulla cui origine vi sono due diverse teorie, quella che l’attribuisce all’antico popolo dei Maya e quella che invece la farebbe risalire ad una antica civiltà aliena che avrebbe visitato il nostro pianeta.

La verità, purtroppo, la conosce soltanto chi ha realmente realizzato la pietra tombale,caratterizzata da sei bassorilievi molto complessi.

La Stele di Palenque, trovata in Messico, è resa famosa dallo scrittore Erich Von Daniken; le incisioni rupestri che la caratterizzano fanno pensare ad un uomo intento a pilotare una sorta di navicella spaziale. Il personaggio più inciso è il re Pakal (appartenente alla razza umana) intento a tirar leve e pulsanti in quella che sembra essere una vera e propria astronave completa di propulsori.

Ulteriori studi hanno però elaborato che l’antico bassorilievo è in realtà la fusione di sei bassorilievi, il primo, un glifo incavo,elemento architettonico o come dir si voglia, rappresenterebbe l’Occidente (dove muore il sole = l’accesso dei morti), il secondo rappresenterebbe la maschera ossea del Dio della morte, il terzo assomiglierebbe ad una metafora (simboleggia i 4 punti cardinali, la Via Lattea ovvero il percorso che il defunto deve compiere per giungere al regno dell’oltretomba), Il quarto riprodurrebbe un serpente bicefalo adorato dai Maya  (il governatore degli dei) simbolo della vita e della morte, Il quinto l’uccello sacro Quetzal, mentre l’ultimo (il sesto) ritrarrebbe appunto il Sovrano di Palenque, Hanab Pakal .

Le civiltà mesoamericane

Linee di Nazca

Un altro interessante sito da prendere in considerazione è quello che trova nel Deserto di Atacama e precisamente presso la regione di Nazca, nel Perù meridionale. Qui si possono osservare, dall’alto, innumerevoli incisioni, immensi disegni visibili solo a distanza. Gli autori sembrano essere uomini della civiltà di Nazca (300 a. C )

I disegni in questione sono circa 800. Fra le tante, spicca una figura molto interessante, quella del “Gigante Alieno”, ovvero una strana figura che con una mano indica il Perù e con l’altra uno strano strumento a cui è appeso un essere con la coda. Altro disegni interessanti sono quelli “dell’Astronauta” edel “Ragno gigante”che rappresenterebbe la costellazione di Orione.

La cosa stupefacente è che tutti i disegni incisi partono dalla linea del Solstizio.

Il dato comune è che tutte le incisioni rupestri che troviamo in qualsiasi parte del mondo sembrano raffigurare astronauti in tuta spaziale, esseri umanoidi con casco, velivoli simili ad un elicottero o ad aerei.

La civiltà nuragica

Città nuragica in Sardegna

Nella Sardegna nuragica pare siano stati trovati reperti molto interessanti, tavolette di terracotta utilizzate come calendari astronomici, molto avanzati, e miniature di navi a forma circolare dotate di bussola. A questo aggiungiamo che vi sono anche numerosi dipinti che hanno fatto discutere per le immagini presenti all’interno, opere che sono tuttora oggetto di verifica e studio.

L’immaginario, vero o falso che sia, è pur sempre affascinante e misterioso.

Concludendo, possiamo anche nel passato, molti furono gli avvistamenti, ma pochi gli scritti composti da fonti autorevoli che riportano tali eventi.

Pertanto, solo il tempo,se vorrà, potrà rivelare le cose per quelle che realmente sono.

                                    Prof. Giovanni Pellegrino

                                    Prof. Ermelinda Calabria

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