Ipnosi regressiva ed abduction

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Il termine “ipnosi” indica uno stato simile al sonno: il soggetto ipnotizzato, attraverso tecniche differenti di induzione ipnotica, abbassarebbe le difese della mente (in una sorta di resa volontaria) abbandonandosi all’ipnologo, il quale lo condurrebbe in un viaggio interiore, seguendo intenzioni ben precise e concordate con il soggetto da ipnotizzare (paziente, in caso di professionisti nei settori di psiche e soma), sin dal colloquio iniziale (sempre necessario, per verificare un’eventuale refrattarietà o possibili disagi che rappresentino una controindicazione all’ipnosi). Chi si sottoponesse a questo “trattamento dell’inconscio” permetterebbe all’ipnologo di condurlo in una “trance” dove, tuttavia, non si perderebbe mai il controllo della volontà individuale, né dei propri valori.

Cominciamo col parlare delle onde cerebrali: le onde Beta caratterizzano lo stato di veglia e della rapida risposta di fronte a situazioni di stress; le Alfa indicano uno stato di coscienza vigile ma rilassata (tipico della meditazione); le Theta appartengono al sogno al profondo rilassamento psicofisico e ai sogni ad occhi aperti; le Delta caratterizzano il sonno profondo e senza sogni, all’incoscienza.

Da questa breve classificazione, passiamo a quello che accade nell’ipnosi: il passaggio – veloce o graduale – dallo stato di veglia Beta a quello del profondo rilassamento Theta. Quest’ultimo permette all’ipnologo di “penetrare” idealmente i muri mentali del cliente, arrivando molto vicino al suo inconscio. Nel caso della trance, sarebbe quasi possibile bypassare la volontà del soggetto, persino con comandi post-ipnotici (utili in caso di problematiche cliniche, di competenza esclusivamente medica).

E’ chiaro che il professionista debba essere definito nel suo operare: è per questo che esistono i Codici Deontologici. L’accettazione di essi prevede il rispetto del libero arbitrio altrui, senza esercitare alcun tipo di coercizione. E’ ciò che avviene soprattutto nell’ambito dell’Ipnosi Regressiva, ancor più che in quella clinica.

Eventuali condizioni molto delicate potrebbero richiedere la collaborazione di personale qualificato nell’ambito del corpo e della psiche (laddove l’ipnologo non facesse parte di questi settori). L’Ipnosi Regressiva, agendo in minore profondità di quella clinica, permetterebbe una più agevole esplorazione dei ricordi nelle vite precedenti e future, ma non solo: sarebbe uno strumento in grado di far raffiorare le immagini delle abduction fisiche, spesso vissute come traumatiche, poiché sconosciute.

Il rilassamento graduale indotto dall’Ipnosi Regressiva darebbe la possibilità al soggetto ipnotizzato di sentirsi più a suo agio: a differenza delle tecniche cliniche, questa pratica non imporrebbe il raggiungimento di uno stato simile al sonno (se avvenisse, sarebbe dopo molte sedute e, comunque, con la volontà vigile) e, in qualsiasi momento, sarebbe possibile interrompere la seduta. Tuttavia, questo accadrebbe raramente, proprio perché il soggetto deciderebbe, consapevolmente, di restare nel ricordo evocato, quasi come a volerlo esplorare nella sua totalità.

L’Ipnosi Regressiva sarebbe in grado di aprile “portali interiori” ideali e dare il permesso di accedere ad una vera e propria “libreria dell’anima”, prezioso contenitore di informazioni sopite. Ricordi smarriti dell’infanzia e di altre vite potrebbero affiorare con emozione crescente e sensazioni di vivere delle scene reali, senza tempo; le cosiddette “ab reactions” (sovra reazioni) indicherebbero una partecipazione emotiva esasperata, e sarebbero pericolose in personalità poco strutturate.

In presenza di “addotti“, questa pratica potrebbe anche far emergere traumi molto difficili da gestire e, perciò, potrebbe essere necessario procedere un passo alla volta, meglio se in equipe (mia opinione personale), per dare modo al soggetto di riprendere la calma e intrepretare quanto da lui vissuto in un’altra ottica.

Le paure sono i nemici più grandi per l’essere umano, e si nutrono di emozioni. Queste ultime, potrebbero essere viste come frequenze alterate che un eventuale contatto alieno potrebbe “sfruttare”: dopotutto, questo contatto potrebbe essere considerato come un intervento ipnotico in cui il soggetto sarebbe coinvolto, senza il suo esplicito (o razionale) consenso; praticare l’Ipnosi Regressiva significherebbe, in qualche modo, “deprogrammare” una suggestione cristallizzata nella psiche dell’addotto, fino a sbobinare – letteralmente – il flusso dei ricordi talmente ammassati da creare un nodo simile ad un vuoto nella memoria temporale (missing time).

L’Ipnosi Regressiva sarebbe in grado di smontare i ricordi, pezzo per pezzo, per ricostruire una comprensione maggiore delle cose. L’azione complice di differenti collaboratori delle varie discipline umane (secondo la mia personale opinione) potrebbe essere utile per il raggiungimento di un obiettivo comune, in una comprensione più corretta del messaggio alieno delle abduction.

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