I segreti dei Laghi – Ipotesi di ricerca

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Alcuni contattisti contemporanei – esploratori dimensionali – avrebbero ricevuto messaggi ben precisi riguardanti luoghi che riporterebbero molteplici visioni di laghi e un montagna; queste nasconderebbero segreti alieni, come basi extraterrestri non ancora scoperte. Una delle possibili immagini associate a tali visioni porterebbe a luoghi della tradizione folkloristica, dove spicca l’isola di Avalon, di antica concezione e leggendaria diffusione; lo stesso dicasi di Atlantide, seppure collocata come isola di un mare vasto e non un lago, con il nucleo dei tre anelli di terra sormontato da un’altura (esempi di immediata accettazione pubblica, almeno nell’immaginario collettivo).

Il lago e il monte visualizzati dagli esploratori dimensionali sarebbero proiezioni di luoghi sorgenti su una sorta di “isolotto” (sia su terraferma che non), circondati – o, comunque, posti accanto a – corsi d’acqua di forma circolare, di varie grandezze e definizioni. Ipotesi o realtà?

Nel giugno del 2016, un artista bulgaro, Christo Yavachev, ha ideato e realizzato il famoso ponte dorato (“floating piers”) tra Sulzano e Montisola, sul Lago d’Iseo, un’opera che ha attratto numerosi turisti da tutto il mondo; una passerella tra terre, dov’è stato possibile, per molti, “camminare sulle acque” (o, almeno, avere la sensazione di poterlo fare davvero).

Si pensi all’immagine stessa di Montisola: un lago e un monte. Perfetta sintesi della visione di cui si è parlato all’inizio. La domanda che ci si potrebbe porre, sarebbe questa: come mai un artista di rottura ha scelto proprio quel luogo, per realizzare la sua opera? Una pura coincidenza o un’ispirazione artistica giunta da chissà dove, per determinare un concetto ben preciso?

Andando oltre il senso figurato, pensiamo alle particolarità di altri laghi, come quello di Scanno, in Abruzzo, a forma di cuore, incastonato tra i Monti Marsicani e posto a 922 metri d’altezza. Leggende folkloristiche a parte, sarebbe stato luogo di avvistamenti UFO e anomalie elettromagnetiche tali da far impazzire le bussole; le immersioni avrebbero evidenziato la presenza di alcuni campi nella zona Nord, nel territorio di Villalago.

Un altro dei laghi dalle probabili presenze aliene sarebbe il Lago Maggiore, dove, nel giugno del 1933, in una località non ancora ben determinata e sita tra Piemonte e Lombardia, sarebbero stati ritrovati i relitti di un velivolo sconosciuto, insieme ai corpi di due piloti. Un evento dai contorni ancora da precisare.

Uscendo dai confini italiani e giungendo in Tibet, la religione buddhista osservata affermerebbe la presenza “di una divinità in ogni montagna e un drago in ogni lago”, unitamente all’idea che anche le rocce possiedano uno spirito.

Tra Cina e Tibet, inoltre, nel 2005, sarebbe stata trovata una caverna extraterrestre, in cima ad un costone roccioso chiamato Monte Baigong, dove sarebbe stata vista una rovina a forma di piramide, con tre ingressi triangolari; due di questi ingressi sarebbero crollati, mentre il terzo condurrebbe nel cuore della montagna, dove sarebbero collocate centinaia di tubi metallici, quasi una rete sofisticata per scopi sconosciuti. I tubi, di diverso diametro, collegherebbero la grotta al vicino Toson Hu, un lago di acqua salata. I tubi sarebbero costituiti da una strana lega composta al 92% di metalli comuni e minerali come ossido di ferro, biossido di silicio e ossido di calcio; il restante 8% sarebbe costituito da materiali sconosciuti.

Alcune ipotesi contemplerebbero la vita aliena sui laghi ghiacciati. Un esempio tra questi è il lago islandese di Thingvallavatn, dove, tempo fa, alcuni residenti, al risveglio, si sono trovati di fronte ad un disegno simile ad un codice a barre, come un misterioso geroglifico. Una spaccatura nel ghiaccio troppo regolare per essere definita naturale, seppure riconducibile al fenomeno conosciuto come “finger rafting”, e che può accadere quando due distese (lastre) di ghiaccio convergono l’una verso l’altra, scorrendo l’una sull’altra. Il confine tra la certezza naturale e l’ipotesi aliena non sarebbe così netto come si potrebbe immaginare, a causa di alcuni dettagli che lascerebbero aperto lo spiraglio del dubbio (o della probabilità).

Le ipotesi sui segreti lacustri sono molteplici, suffragate anche dall’interpretazione biblica di Mauro Biglino; nella Genesi, difatti, si parlerebbe di “separazione delle acque superiori da quelle inferiori” vista, però, come la costruzione di una “diga” da parte di viaggiatori alieni che avevano desiderio di porre in atto opere di bonifica.

Il simbolismo delle Acque Primordiali, inoltre, si ricondurrebbe all’immagine di un presunto “lago” sul quale gli alieni “volteggiavano”, al principio di tutto, con la loro astronave. Lo stesso Eden della tradizione avrebbe una collocazione differente a seconda delle culture che parlano di esso, comunque un “bellissimo giardino” posto tra corsi d’acqua, verosimilmente su un’altura, con la presenza di alberi di mele (la stessa immagine che riporterebbe alla concezione di Avalon, di cui si parlava all’inizio).

Per finire, una tradizione sciamanica himalayana, nel periodo estivo, vede la salita sulla montagna che conduce al lago sacro di Gosaikunda e, dopo un’intera notte trascorsa in danze sul ritmo dei tamburi, la folla dei pellegrini seminudi si tuffa nell’acqua gelida e taumaturgica, per purificarsi.

Salire verso la montagna significherebbe predisporsi alle visioni favorite dalla fusione con gli “dei celesti” e il laghi rappresenterebbero una sorta di “magnete” caricato ad orologeria; l’assenza del respiro, causata dalla carenza di ossigeno ad alta quota, porterebbe ad uno stato di ideale “sofferenza” che, con la caduta nelle acque, si risolverebbe nell’impatto con l’acqua gelida risanante, simbolo di distruzione della sofferenza e di conseguente rinascita verso una nuova libertà.

E la ricerca continua con lo studio infinito dei molti laghi presenti sul pianeta Terra…

1 comment

    • Angelo Lombardo on 02/04/2019 at 5:02 am
    • Reply

    Articolo bello e interessante, la parte riguardante il Tibet la conoscevo già, complimenti a Paola Elena Ferri

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